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Facebook ci ripensa: i politici vanno trattati come utenti comuni

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Trump ha lasciato un segno nel rapporto tra politica e social. L'ex inquilino della Casa Bianca, infatti, ha sfruttato sino in fondo tutte le tutele che le varie piattaforme hanno sempre riservato agli account istituzionali e a quelli dei principali esponenti politici, i quali godono spesso di particolari privilegi per quanto riguarda la loro maggior libertà di espressione, concessa in nome del dibattito democratico.

Social come Facebook, ad esempio, hanno sempre sostenuto che la moderazione dei messaggi pubblicati dai leader politici non dovesse spettare alla piattaforma, in quanto avrebbe comportato una forma di censura nei confronti del pensiero di questo o quel rappresentante, lasciando che invece fossero gli utenti a premiare o punire determinati messaggi attraverso l'espressione del loro consenso.

Probabilmente questa posizione è la migliore da mantenere sino a quando il dibattito politico resta su un livello tale da mantenere almeno una parvenza di moderazione e istituzionalità: la piattaforma non può essere un elemento attivo della discussione politica, ma allo stesso tempo la politica deve essere in grado di darsi delle regole e non abusare del vantaggio che le è concesso, specialmente quando il messaggio non è più orientato verso l'argomentazione di un'idea ma diventa un vero e proprio strumento di attacco nei confronti di chi non ha gli stessi mezzi e la potenza mediatica per difendersi.


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