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Vertice Ue, Draghi: "Col Covid divari più profondi, nessuno sia lasciato indietro"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Bisogna portare avanti una politica economica espansiva ma non bisogna ridurre gli stimoli di bilancio, il tema dell’inclusione sociale sia al centro del semestre europeo, occorre puntare su programmi comuni nell’Unione europea perché le politiche nazionali da sole sono insufficienti, rendendo strutturale lo Sure, la rete di sicurezza “rapida ed efficace” costruita un anno fa dall’Unione europea per fronteggiare la disoccupazione nei Paesi più colpiti dalla crisi sanitaria, i governi, i datori di lavoro e i sindacati devono fare la loro parte.

Mario Draghi partecipa al ‘Social summit’ di Oporto per lanciare un messaggio chiaro: “Il sogno europeo e’ di garantire che nessuno venga lasciato indietro”. Ma per rincorrere questo sogno dopo il Covid occorre cambiare l’approccio rispetto al passato, dotarsi di strumenti che coinvolgano tutti i Paesi e che assicurino una mobilità sul tema del lavoro al di là dei confini nazionali, e continuare con gli stimoli er produrre lavoro e andare incontro ad uno shock che ha colpito ogni nazione. Dando soprattutto priorità a chi non è garantito.

Donne, giovani, Sud, perché “già prima della pandemia, le nostre società e i nostri mercati del lavoro erano frammentati”, erano evidenti “le disuguaglianze generazionali, disuguaglianze di genere e disuguaglianze regionali” e con il Covid i divari sono aumentati.

Il premier basa il suo ragionamento sui numeri: “Nell’Unione europea, un giovane su sette non è occupato, né frequenta un corso di istruzione o di formazione. In Italia siamo vicini a uno su quattro. Il divario nel tasso di occupazione tra uomini e donne nell’Ue si attesta a 11,3 punti percentuali. In Italia è quasi il doppio. Un terzo della popolazione italiana vive nelle regioni del Sud, ma la sua quota di occupazione totale è solo di un quarto. Questa – taglia corto il presidente del Consiglio non è l’Italia come dovrebbe essere, né l’Europa come dovrebbe essere”.

Il premier per analizzare il momento attuale cita come termine di paragone “la Grande Recessione” e “la crisi del debito sovrano in Europa”, ricorda che sono “i nostri giovani e le nostre donne a pagare il prezzo di questa tragedia”.

Da qui la necessità di un cambio di marcia, rendendo strutturale quelle politiche di sostegno al lavoro e andando ad incidere per cambiare un mercato che e’ “profondamente ingiusto” e che costituisce “un ostacolo alla nostra capacità di crescere”.

Perché troppi paesi dell’Ue hanno un mercato del lavoro a doppio binario, che avvantaggia i “garantiti” – in genere i lavoratori più anziani e maschi – a spese dei “non garantiti”, come le donne e i giovani. Mentre i cosiddetti garantiti sono meglio retribuiti e godono di una maggiore sicurezza del lavoro, i non garantiti soffrono una vita lavorativa precaria”.

L’Italia – osserva Draghi – grazie al Piano di Ripresa e Resilienza, “sta cercando di porre rimedio a questa triste situazione”. “La cosa più importante è che l’intero recovery plan ha una clausola di condizionalità che riguarda tutti gli investimenti per incoraggiare le imprese ad assumere più donne e giovani. E dovrà essere presa sul serio”, dice il premier.   

Per combattere la disoccupazione Sure quindi deve rimanere in piedi e occorre insistere su programmi comuni europei. Una posizione che trova la resistenza di questi paesi nordici e dell’Est europeo che sono poco propensi a privarsi della sovranità nazionale sui temi delle politiche attive del lavoro.

Il Capo dell’esecutivo ricorda i punti essenziali del Pnrr: verranno investiti 6 miliardi di euro per riformare le politiche attive del mercato del lavoro, “il Piano prevede un Programma per l’occupabilità e le competenze, destinato alla formazione e alla riqualificazione di coloro che devono cambiare lavoro o che sono alla ricerca di una prima occupazione, seguendo l’esempio del Programma europeo di garanzia per i giovani”. Inoltre “4,6 miliardi di euro sono destinati ad accrescere il numero di asili nido e di scuole materne, alleviando il carico delle madri lavoratrici” e “oltre 14 miliardi di euro sono previsti per le infrastrutture di trasporto al Sud, per aumentare la produttività e l’accesso al mercato per imprese e lavoratori”. L’auspicio del premier è che una maggiore inclusione rafforzi la convergenza tra gli Stati membri e la mobilità transfrontaliera.

Ora la nostra agenda comune deve andare – il ragionamento di Draghi – al di là degli obiettivi condivisi. Il Pnrr chiaramente dovra’ essere accompagnato da riforme come quella della pubblica amministrazione, della burocrazia e del sistema giudiziario” ma i programmi di stimolo alla occupazione daranno impulso ai tassi di crescita.

Il Social summit si propone tre obiettivi nel documento finale: farsi si’ che il 78% degli adulti europei siano parte del mercato lavoro, far sì che il 60% degli adulti abbia una formazione ogni anno e togliere dalla povertà almeno 15 milioni di europei.

La presidente della Commissione Europea Von der Leyen, durante il suo discorso introduttivo per il Social summit di Porto, ha citato “Il Gattopardo” di Tomaso di Lampedusa: “Il mondo sta cambiando, e anche noi dobbiamo cambiare. Per dirla con il celebre Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo: ‘Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima’”.

“Sarà essenziale lavorare uniti per definire un quadro comune per un salario minimo europeo, come battaglia identitaria del nostro continente che ha alle spalle una storia di lotte per i diritti e che ha ancora sistemi di welfare pubblici che devono essere rilanciati e non smantellati nel cuore di questa crisi”, ha detto il presidente del Parlamento europeo Sassoli.  Questa sera è prevista la cena dei leader Ue che parteciperanno domani al Consiglio europeo informale che preparerà anche il vertice Ue-India. Ad Oporto gli unici a non essere presenti dal vivo sono il presidente olandese Rutte e la Cancelliera Merkel. 

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