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Virus virtuale trasmesso via Bluetooth: così l'Australia studia la diffusione del Covid-19

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Ce ne stiamo rendendo conto sulla nostra pelle: il distanziamento sociale non basta per contenere la diffusione del virus. O, meglio, potrebbe portare a risultati decisamente superiori qualora i tempi di reazione dei decisori politici al variare della situazione epidemiologica di un determinato Paese fossero più brevi.

Per questo motivo sono state sviluppate in tutto il mondo le app di tracciamento, che hanno visto il coinvolgimento diretto di Apple e Google e che sono state declinate in ogni singola nazione per cercare di monitorare la diffusione del virus. In Italia c'è Immuni, in Australia COVIDSafe. E l'esempio non è stato preso a caso, perché proprio dall'Australia viene un importante progetto denominato Safe Blues che vede impegnati ricercatori accademici provenienti da diversi istituti, tra cui l'Università del Queensland, di Auckland, il Massachusetts Institute of Technology e la Delft University of Technology.

IL PROGETTO AUSTRALIANO

  • problema: passa troppo tempo tra quando viene riconosciuta la positività di una o più persone e quando vengono prese le misure di distanziamento sociale
  • conseguenza: il virus si diffonde più velocemente
  • limite: le app di tracciamento esistono, ma sono pochi i casi di positività riscontrati grazie a questo strumento (in Australia come in Italia e nel resto del mondo)
  • cosa c'è di buono: la tecnologia Bluetooth
  • idea: simulare la diffusione del coronavirus creando un virus virtuale che si diffonde via Bluetooth
  • pro: il virus virtuale non è dannoso e consente di simulare la diffusione del virus reale
  • contro: il virus virtuale non si diffonde alla stessa velocità ed allo stesso modo del virus reale. Per questo motivo si è pensato di generare centinaia di varianti di token virtuali per rendere tale virus (virtuale) più "aggressivo" e dunque capace di catturare/interpretare i comportamenti della popolazione e le interazioni sociali

Si chiama Safe Blues il progetto australiano, e chi ci lavora auspica che questo possa contribuire a rendere più rapide le decisioni dei policy maker per contenere il più possibile la diffusione del virus (quello vero). Il team di ricerca è partito da un presupposto: ad oggi è impossibile avere un quadro preciso della situazione in tempo reale. Serve dunque ridurre il tempo che intercorre tra le variazioni dei dati aggregati (i casi di inizio positività) e le decisioni di distanziamento sociale (traslando al caso Italia, potremmo parlare di decisioni sul colore da dare alle regioni).


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