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Boscaglia e l’integralismo tattico: le scelte che fanno discutere i tifosi

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: SPORT

(gm) Il Palermo che vince poco ha fatto raffreddare l’entusiasmo. E, dopo la società, anche il tecnico Boscaglia è stato criticato dai tifosi: scelte troppo integraliste o giocatori non all’altezza di un campionato di vertice? Probabilmente tutte e due le cose. Ma l’impressione è che si potesse fare di più. Vitogol, storico tifoso del Palermo e “penna raffinata”, dice la sua. E apre il dibattito alle vostre opinioni.

A circa metà del cammino del campionato e alla vigilia del cosiddetto “mercato di riparazione” che raramente dalle nostre parti ha davvero riparato qualcosa, è giunto il tempo dei primi parziali bilanci. Diciamolo chiaramente: persino il più “ragionevole” dei tifosi, ossia colui che non dimentica che il blasonato Palermo è pur sempre una matricola e che l’effetto-pandemia ha di fatto annullato il peso tecnico ed economico del “fattore-campo”, è deluso dall’attuale posizione in classifica.

La delusione più cocente riguarda l’allenatore, “valore aggiunto” lungamente atteso che, pur avendo indubbiamente conferito un’identità alla squadra, sembra ignorare i messaggi del campo ostinandosi nell’integralismo tattico del suo 4-2-3-1. Con rarissime eccezioni, le partite del Palermo sembrano tutte uguali: possesso palla quasi completo, sterile occupazione della metà campo avversaria, giro-palla lentissimo e prevedibile con giocate “a due tocchi” virtualmente inesistenti, preferenza costante per il passaggio all’indietro in sicurezza rispetto all’alea della giocata in verticale in velocità. Anche perché, con la squadra sbilanciata in avanti, beccare il gol in contropiede si è rivelata un’antipatica ricorrenza.

La mia impressione è che manchi equilibrio e che alcuni giocatori non giochino nelle posizioni più consone alle proprie caratteristiche. Come risultato finale, il rendimento complessivo di squadra appare inferiore alla somma dei valori dei singoli. Non avremo l’organico del Real Madrid ma non mi pare di vedere fuoriclasse in squadre che ci precedono, come Catania, Teramo, Catanzaro o Avellino.

Uscendo dal vago, a me pare che Luperini, uno dei pezzi pregiati della campagna acquisti, non renda come può se schierato dietro l’ariete centrale. A me pare che Crivello, all’epilogo di una carriera dignitosa, non abbia più l’età per fare tutta la fascia, arrivare sul fondo e crossare per la testa del centravanti. A me pare che Rauti abbia le doti per agire da seconda punta a fianco, e non dietro, l’ariete centrale. Soffro nel veder sfiorire Silipo, l’unico capace di inventarsi qualcosa, nella posizione di esterno destro come rimpiazzo finale di Kanoute e ritengo che, specie in casa, potrebbe rendere di più nella posizione del primo Dybala e con ampia libertà di svariare. Non capisco questa ostinazione su Broh che finora ha dimostrato poco più di nulla e questo auto-lesionismo sull’ottimo Odjer, che renderebbe ancor di più se non dovesse sfiancarsi per coprire compagni che non tornano. Non comprendo l’ostracismo verso Martin condito da una pubblica dichiarazione di disistima (“non abbiamo un regista in organico”), per di più se osservo che con lui titolare abbiamo pareggiato con Ternana e Catania e vinto con Juve Stabia e Paganese.

Tra i tifosi rosanero sono l’ultimo che può rimpiangere i metodi di colui che ci ha fatto vedere le stelle e le stalle, eppure spero che qualcuno sollevi qualcuna di queste obiezioni a Boscaglia. Presentato come il vero “fuori-quota” del Palermo, all’attesa del suo avvento si devono parte dei ritardi di programmazione di una stagione nella quale tutto si può dire tranne che mancasse il tempo per programmare. Il contratto biennale chiesto prima di impegnarsi con il Palermo impone a tutti, Boscaglia per primo, l’assunzione di responsabilità in una fase in cui gli incassi sono nulli e le spese certe.

E se i continui cambi di allenatore cui eravamo abituati impedivano una seria programmazione, l’ostinazione del tecnico destinato a guidare la nostra squadra per la prossima stagione e mezza apre qualche interrogativo su un futuro in cui ci toccherà anche fare i conti con i ringalluzziti cugini. Perché ritengo che il buon allenatore sia colui che trae il meglio dagli uomini di cui dispone, non colui che li snatura per adattarli ai propri dogmi. Difendere le proprie idee è doveroso, non esser pronti a rivederle neppure di fronte all’evidenza è colpevole.

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