Politica

Tregua armata tra Renzi e Conte

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Da una parte il Pd che chiede al premier di prendere il pallino in mano e decidere sui dossier sul tavolo; dall’altra parte Italia viva con Renzi (questa sera solo quaranta minuti a palazzo Chigi, un ulteriore segnale della ‘distanza’ con Conte) che ha consegnato al presidente del Consiglio i suoi ‘desiderata’, vincolando a quei ‘paletti’ la continuazione del sostegno all’esecutivo.

Due angoli diversi, lo stesso assedio. Il premier si ritrova a dover rispondere al pressing della sua maggioranza. Nel tentativo – come gli chiedono il Pd e Iv – di fare sintesi. Dal ‘Recovery plan‘ alle riforme, dai nodi sulla manovra alla spesa sanitaria (leggi Mes). Sul tavolo per ora è scomparso il tema del rimpasto, anche se circola con insistenza nei ‘boatos’ di Montecitorio l’ipotesi che Orlando possa affiancare Fraccaro nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Con delega ai Servizi, nei desiderata dei dem, ma sulla necessità che il presidente del Consiglio ceda l’autorità delegata insiste pure Italia viva.

L’ipotesi di un Conte ter

È proprio Orlando comunque che lancia un appello affinché si cerchi di non far affondare la barca, perché “se si apre una crisi adesso non so come si va a finire”. Non escludendo neanche un Conte ter che “se concordato probabilmente è un’ipotesi nel novero delle possibilità teoriche” ma lasciando capire che il rischio sono le elezioni anticipate. I dem ribadiscono di essere “stanchi dei veti incrociati”, anche se c’è la consapevolezza che andare “oltre il perimetro di questa maggioranza è molto difficile”. Puntano ad un patto di legislatura, invito avanzato da Zingaretti a Conte da tempo.

E anche Italia viva insiste: “Abbiamo rappresentato al presidente – ha sottolineato la capo delegazione Bellanova – le nostre argomentazioni. Ora aspettiamo che faccia una riflessione per vedere se ci sono le condizioni per continuare a lavorare con un programma ulteriore”. La ministra dell’Agricoltura è stata netta nei confronti del premier: basta con questa storia – questo il suo ragionamento – che siamo noi l’anomalia: la vera anomalia è avere lo stesso premier in due governi di colore politico opposto.

Renzi: “Questa volta non mi fermo”

Renzi ha tenuto il punto. “Questa volta non mi fermo”, aveva promesso ai suoi. Al presidente del Consiglio ha mandato un messaggio chiaro: prenditi qualche giorno, approviamo il nuovo Dpcm (la Bellanova e la Bonetti parteciperanno al Cdm di venerdìi) ma ai primi di gennaio voglio risposte chiare. Devi decidere tu, nessun pretesto per rompere. Possibile che si tenga nei prossimi giorni anche un vertice tra i leader di maggioranza ma l’importante – riassume un ‘big’ dem – è che ripartano i tavoli.

Il Movimento 5 stelle e Leu attendono di capire la mediazione del presidente del Consiglio che anche ad Iv ha ribadito di voler trovare una soluzione. M5s non intende arretrare: “Faremo pesare i nostri voti”, dice un ‘big’ pentastellato. E così le fibrillazioni non mancano nel fronte rosso-giallo. Anche sulla legge di bilancio: la minaccia M5s di giovedì mattina di far slittare i lavori al Senato sul dl immigrazione ha irritato e non poco i vertici del Nazareno. Il braccio di ferro è sul superbonus. Verrà prorogato fino al 2022 con l’impegno politico a mantenerlo anche nel 2023, ma i pentastellati chiedono di avere indicazioni chiare sui fondi.

L’ombra di Draghi

Alla lettera inviata da Renzi a Conte (“Noi non concepiamo la politica come occupazione di posti. Non tiriamo a campare, vogliamo cambiare. Non ci basta uno strapuntino, vogliamo la politica”, scrive l’ex presidente del Consiglio) si aggiunge la proposta del Pd sulle “cose da fare ora”, ovvero utilizzo del Mes, potenziamento della sanità, politiche attive per il lavoro, fisco più equo, sostegno alle imprese. “A questo giro – dice un renziano – Conte non potrà sottrarsi ad un vero confronto, non accetteremo di navigare a vista e di lasciar gestire da solo il ‘Recovery'”.

Per gennaio o probabilmente un po’ piu’ avanti, in mancanza di un vero chiarimento nella maggioranza e con la sicurezza che non si andrà al voto, potrebbe di nuovo spuntare il nome di Draghi. I renziani continuano a pensare a lui per gestire il ‘Recovery plan’. Il presidente del Consiglio punta a scongiurare questo scenario, potrebbe ora stilare una sorta di cronoprogramma. Ma a più di un interlocutore in questi giorni non ha nascosto le difficoltà nel trovare un’exit strategy. Consapevole però che una crisi – come ha ripetuto più volte – sarebbe un dramma per il Paese. E convinto che in ogni caso sarà in Parlamento che occorrerà vedere se c’è ancora una maggioranza.

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