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Cosa pensano sindaci e governatori delle "guardie civiche"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

L’ipotesi di arruolare ‘guardie civiche’ a controllo della movida divide gli amministratori locali. Se una parte plaude alla proposta di schierare per le strade volontari che dissuadano da comportamenti scorretti o a rischio, dall’altra le perplessità e le bocciature sono tante con argomentazioni cha vanno dall”antidemocraticità’ dell’iniziativa, alla irrealizzazione.

Tra queste anche la voce autorevole di un ex questore ed ex prefetto, Achille Serra, tra i protagonisti dei tutori dell’ordine pubblico dal 1968 al 2007 che parla esplicitamente di “dilettanti allo sbaraglio” a rischio di prendere “vaffa e legnate”. 

Primo a schierarsi dalla parte del sì, il sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro che ne sottolinea però più cha altro l’utilità nel sociale: “non sono ronde, ma distributori di buona educazione. Serviranno nei parchi o nei mercati per contare gli ingressi, e sapere quante persone ci sono all’interno. Li useremo per distribuire generi alimentari e farmaci”.

 ​Sulla stessa linea il primo cittadino di Cagliari, Paolo Truzzu: “gli assistenti civici possono essere utili, anche se comportano un grande lavoro di organizzazione per le amministrazioni comunali”. “Bisognerà verificare l’adeguatezza delle persone ai compiti che verranno chiamate a svolgere, avranno bisogno di essere formate”, osserva Truzzu, che stima un fabbisogno per Cagliari attorno al centinaio di persone. 

L’ipotesi di arruolare “e certamente utile anche per il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini

Di “primo passo”, che dovrebbe portare a un “decreto che renda questi servizi obbligatori per i percettori del reddito di cittadinanza”, parla il presidente di Anci Sardegna, Emiliano Deiana. “Sono volontari che si aggiungono ai volontari già presenti nei nostri Comuni attraverso la protezione civile regionale e che sono diminuiti perché molti sono tornati a lavorare, possiamo utilizzarli per controllare gli ingressi nei mercati, nei parchi, per dare informazioni in spiaggia e per assistere le famiglie fragili. Decidono i Comuni”. 

La decisione incontra giudizi positivi anche da parte di Andrea Soddu, sindaco di Nuoro.

Appare scettica la sindaca di Torino Chiara Appendino che preferisce sottolineare l’importanza del lavoro di convinzione. “Tante cose hanno funzionato, altre vanno aggiustate. Ma questo è normale, è un periodo di convivenza con il virus non semplice e quindi ci vorrà un po’ di tempo per trovare i modelli corretti. Noi abbiamo fatto un lavoro preventivo, con il prefetto di Torino, abbiamo fatto un’ordinanza in cui abbiamo disposto che la vendita da asporto di alcool si potesse fare solo fino alle 19 nella zona della Movida. Questo ha portato a luci e ombre ma devo dire che la stragrande maggioranza dei torinesi è stata responsabile anche questo fine settimana”. 

​Decisamente contrario il il governatore del Veneto Luca Zaia che parla senza mezzi termini di “una sconfitta sociale. Perché pensare che devi mandare uno a controllare se indossi la mascherina che è un farmaco salvavita significa che abbiamo un problema culturale. E allora dico ai giovani: se volete veramente ribellarvi ai controlli indossate la mascherina per protesta”.

‘No’ anche dal sindaco di Palermo Loeluca Orlando che parla di una “iniziativa che non può certamente andar bene per tutti i Comuni, soprattutto quelli che hanno migliaia di beneficiari del reddito di cittadinanza da poter impiegare in attività del tutto simili e molte altre. A Palermo potremmo impiegare subito oltre 12 mila persone, un esercito ben più numeroso dei 500-600 ipotetici volontari civici. Probabilmente per alcuni comuni del Nord, dove il reddito di cittadinanza non è diffuso può essere una buona idea, ma non certamente nel Sud e in Sicilia in particolare, dove peraltro rischia di alimentare nuove aspettative e nuovo precariato”.

“Per i controlli anti-assembramento servono le forze dell’ordine, l’idea di creare un esercito di volontari, buttandoli in pasto al caos di questi giorni, è veramente inaccettabile”, sostiene il sindaco di Giovinazzo (Bari), Tommaso De Palma. Il primo cittadino si è detto “atterrito” dall’idea, ribadendo la necessità di mettere in campo l’Esercito. 

“Se gli assistenti civici vengono immaginati come controllori degli altri cittadini, una sorta di vigilantes, c’è il fondato rischio di far crescere il livello di contrapposizione e di tensione sociale”. È l’opinione di Alessandro Canelli, sindaco leghista di Novara.  “L’idea invece potrebbe essere interessante soprattutto qualora fosse finalizzata in un’altra direzione, per esempio a rafforzare l’attività delle tante associazioni di volontariato, dalla protezione civile alla Caritas, che in questi mesi hanno dato un grandissimo contributo alle comunità locali”. 

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