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L'Italia non può ancora tornare alla normalità, dice Conte

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

L’Italia non può tornare alla normalità, afferma il  il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso della informativa alla Camera sulla Fase 2 dell’emergenza coronavirus e le iniziative del governo per la ripresa delle attività economiche.

“Non siamo usciti dalla pandemia, siamo ancora dentro” l’emergenza. Per questo ​il governo “non puo’ assicurare un ritorno immediato alla normalità precedente. Lo dico a costo di apparire impopolare”, ha detto Conte, e ha avvertito che “sono illegittime le norme meno restrittive” adottate dalle Regioni.

Il premier ha citato “un rapporto non segreto del comitato tecnico-scientifico stima che la riapertura totale porterebbe a un rischio elevatissimo di ripresa dei contagi”. Dunque, ha sottolineato, “non possiamo superare il livello 1, altrimenti “si saturerebbe la disponibilità di posti nelle terapie intensive”. 

Il capo del governo si è soffermato anche sulle conseguenze economiche delle misure restrittive imposte a causa della pandemia, e ha comunicato che se l’emergenza persiste il Pil per il 2020 accuserà una perdita del 10,4%. Per questo nel prossimo decreto che il governo dovrebbe varere nella prima settimana di maggio, saranno destinati 15 miliardi di euro a sostegno delle imprese. Inoltre, la Cassa depositi e prestiti anticiperà 12 miliardi di euro agli enti locali. Verranno eliminati tutti gli aumenti Iva previsti per il 2021.

Conte ha difeso l’operato del governo, che, ha rivendicato, “non ha mai improvvisato in solitaria sull’emergenza coronavirus. Il Parlamento è stato costantemente informato, e lo dimostra la mia presenza in questa e in altre occasioni. Il governo ha adottato da subito un indirizzo di merito e di metodo con un costante confronto con il comitato tecnico-scientifico”. 

Inoltre, secondo il presidente del Consiglio, “le misure prese fin qui tengono conto di tutti gli interessi. Sono frutto di una interlocuzione con tutti i membri del Governo, i capi delegazione di maggioranza, le parti sociali e i rappresentanti degli enti territoriali riuniti più volte in una cabina di regia“. 

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