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La Lega va all'attacco: "Congiunti chi? si vieta anche di amare"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

“Non si comprende quale sia la ragione per la quale il decreto del premier non consideri necessari gli spostamenti per incontrare il proprio fidanzato, o la propria fidanzata. A meno che non si debbano ricomprendere anch’essi nella nozione di ‘congiunti'”. Vanno dritti al punto, i deputati della Lega Paolo Tiramani e Alessandro Giglio Vigna, firmatari di un’interrogazione nella quale sui chiede al presidente del Consiglio “ci faccia capire la ratio secondo la quale è possibile, giustamente, far visita ai parenti all’interno della propria regione ma non alla propria fidanzata o fidanzato, se abitano al di fuori del Comune di residenza”.

“Ci auguriamo – riprendono – sia stata l’ennesima svista del premier e del suo pagatissimo staff, altrimenti solo una mente disturbata – sono sempre le parole dei parlamentari della Lega – sarebbe in grado di partorire una perla di queste dimensioni”. “Abbiamo presentato un’interrogazione al Dpcm, annunciato grossolanamente ieri sera da Conte, per comprendere quale sia l’interpretazione corretta del termine ‘congiunti’ secondo il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri perché, francamente, sfugge a tutti gli italiani”.

“Non si comprende bene per quale ragione il decreto faccia riferimento al termine ‘congiunti’ che, tanto nella scienza giuridica quanto nel linguaggio del legislatore, non ha mai avuto – si sottolinea nell’atto di sindacato ispettivo – un significato univoco: nel diritto penale, il termine di ‘prossimi congiunti’ si rinviene nell’articolo 307 nel quale si precisa che ‘agli effetti della legge penale, s’intendono per i prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole'”. “La nozione di ‘prossimi congiunti’ e’ pero’ sufficientemente chiara ai soli fini della legge penale, mentre in tutti gli altri settori, in particolare nel diritto civile, si presta – avvertono gli esponenti leghisti – a interpretazioni non sempre univoche”. 

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