Hi-Tech

L'ossessione di OPPO per la perfezione

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

I pavimenti bianchi lustrati a specchio sembrano quelli di una milonga più che di un’officina. A “danzare” fra i corridoi centinaia di impiegati, perlopiù giovani, tutti rigorosamente in tenuta bianca o azzurra, un esercito di addetti compostissimi e sincronizzati che lavora per tenere in moto perpetuo una macchina di produzione tarata per sfornare circa 10 milioni di dispositivi al mese. È solo il rumore dei macchinari – non certo soave come quello di un tango argentino – a riportarci coi piedi per terra.

Siamo a Dongguan, nella Repubblica Popolare Cinese, all’interno dei laboratori nei quali OPPO certifica la qualità dei suoi smartphone. È qui – dopo oltre 150 prove – che gli smartphone acquisiscono i gradi per affrontare il mercato di massa: test strutturali, elettrici, di adattabilità agli ambienti e di invecchiamento dei componenti funzionali. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire: in fondo quasi tutti i produttori che vogliono recitare un ruolo da protagonista devono collaudare i propri prodotti con severità per durare nel tempo. Farebbe notizia il contrario.

L’aspetto singolare sta semmai nei dettagli, nella cura di tutti quei piccoli particolari che, sommati, possono fare la differenza. Lo sottolineano con una punta di orgoglio gli impiegati della QA, l’area nella quale i cellulari OPPO vengono sottoposti a ogni genere di tortura per essere saggiati a livello di resistenza: cadute di faccia da pochi centimetri, drop test estremi fino a un metro e mezzo di altezza, centrifughe, prove di impermeabilità. "Non basta farli cadere", ci spiegano i responsabili, "ogni dispositivo deve essere testato su tutte le superfici, sugli otto angoli e sui 12 bordi per 42.000 volte in totale". C'è poi tutta la parte di resistenza all'acqua , alla corrosione e agli agenti atmosferici: "Sottoponiamo i telefoni all'equivalente di 60 litri di pioggia all'ora, li mettiamo in ambienti a 85℃ per 500 ore o con concentrazioni di sale del 5%". Ancor più severi i test sui pulsanti laterali, premuti artificialmente più di 100.000 volte da una macchina che esercita una pressione pari a 1 kg per clic. "In condizioni normali, con una media di 50 pressioni al giorno, ci vorrebbero circa sei anni per completare un ciclo del genere".


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