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"Europa distratta dai litigi interni mentre il mondo corre", dice Tria

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

“Il trionfo di Boris Johnson avvicina la Brexit ponendo fine a un lungo psicodramma” e quel che rimane è “l’incertezza relativa alla futura collocazione della Gran Bretagna”. Così l’ex ministro dell’Economia del governo gialloverde Giovanni Tria commenta in un articolo sul Sole 24 Ore l’esito del voto nel Regno Unito.

Secondo Tria ora l’Europa ha davanti a sé due strade e allo stesso tempo due obiettivi da perseguire: la prima via “è mantenere la struttura normativa e regolamentare europea che le ha consentito di essere il principale hub europeo di servizi, non solo finanziari, in modo tale da negoziare accordi che le consentano di continuare a godere dei vantaggi derivanti da un collegamento stretto con il mercato unico europeo”. 

La seconda, invece, è quella “di andare verso una regolamentazione e un corpo legislativo divergente, e quindi concorrenziale con quello europeo, e più vicino all’area chiamata ‘anglo-sfera’, al fine di cercare spazio competitivo globale oltre l’Europa”. In uno slogan, di ricercare “il modello cioè della cosiddetta Singapore sul Tamigi”.

Dopo aver analizzato le varie fasi del negoziato Usa-Cina e i cambiamenti a livello mondiale anche in base alla crescita della popolazione sul Pianeta e all’introduzione delle nuove tecnologie, Tria osserva che “L’Europa forse non ne ha ancora piena cognizione” della dimensione dei problemi, concentrata com’è “sui suoi litigi interni”.

E conclude: “Essa deve decidere il suo posto nel mondo, anche se non è più il centro del mondo. Non siamo ai tempi in cui Francia e Gran Bretagna conducevano la Guerra dell’oppio”. E forse chi invece si è accorto di questi cambiamenti, anche di ruolo, è proprio Londra, che adesso “si prepara a guardare oltre”.

E nel ritornare alle fasi di negoziato Usa-Cina, Tria osserva che “gli Stati Uniti cercano di delimitare i perimetri di azione e la Cina cerca di allargare i suoi”, ma resta il fatto che presto “ci saranno 8 miliardi di persone al mondo e quasi tutte interconnesse, con o senza muri, e, soprattutto, oltre la metà non staranno né in Europa, né negli Stati Uniti, né in Cina”.

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