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La “crociata” di Pelagotti: “Tanti infortuni? Il sintetico è come il cemento”

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Pelagotti
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Pelagotti e il sogno della… Formula Uno. Il portiere rosanero racconta in un’intervista a Repubblica Palermo alcuni lati curiosi della sua storia e della sua personalità, oltre ovviamente alle sensazioni legate alla sua avventura in rosanero. Ma c’è un aspetto che gli fa storcere il naso: “Tuffarsi al Barbera è un piacere. Sono contro i campi sintetici. L’erba naturale non tramonta mai e il sintetico dà noia. Non è un caso che il Palermo abbia tutti questi infortuni. Per tendini e muscoli è come allenarsi sul cemento. Il Palermo è forte, sta bene, ma si allena sempre sul duro. Purtroppo per ora abbiamo solo questo e non c’è altra soluzione”.

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Pelagotti si dice anche un convinto… “giallista”: “Mi piace pensare a come si possono risolvere i casi. Per questo mi attira tutto ciò che parla di investigazioni e gialli. Sono appassionato di storia dei casi italiani, dal delitto di Aldo Moro al mostro di Firenze. La Formula 1, invece, è sempre stato un sogno: l’adrenalina che ti lascia deve essere incredibile. Ho fatto qualche gara con i go-kart, ma non può nemmeno essere paragonabile a guidare quel tipo di macchine”.

In campo invece l’idolo è Gigi Buffon: “Quando ero all’Empoli e ho fatto il secondo in A e oltre a guardare il nostro portiere Skorupski, Balli o Bassi, guardavo il portiere avversario per capire come interpretava il ruolo o come si riscaldava. Alla fine però il modello è l’inesauribile Buffon. È sempre stato il numero uno e nonostante l’età può dire la sua tranquillamente. Mi piacerebbe una carriera lunga come la sua. Il portiere lo devi voler fare, è un ruolo particolare. Se non hai qualcosa dentro non lo fai. Buffon era centrocampista fino a dieci anni, poi lo hanno messo in porta. Maestri a parte mio padre (ex Fiorentina, ndr.)? Il mio punto di riferimento fuori casa è Mauro Marchisio, lo storico preparatore dell’Empoli. Mi ha insegnato tanto”:

“Se sono soddisfatto della mia carriera Bella domanda: lo sono in parte, ma non sono soddisfatto di tante scelte.
Qualche soddisfazione me la sono tolta, anche se forse sono più le delusioni che le soddisfazioni. Qualche rimpianto c’è sempre: ne ho vari, ma ora a trent’anni posso dire di avere trovato la mia quadratura”.

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