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Tim Cook mostra a Trump dove nasce Mac Pro: visita in Texas tra campus e… gaffe

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

A ridosso dell'apertura dei lavori per la costruzione del nuovo campus in Texas da 1 miliardo di dollari, l'amministratore delegato di Apple Tim Cook ha colto l'occasione per scambiare quattro chiacchiere con l'inviata di ABC News Rebecca Jarvis. I temi sono stati molteplici: per chi non volesse leggere l'intervista integrale (disponibile in fondo all'articolo al link FONTE), ecco un riassunto sintetico.

  • iPhone "made in China" – Cook dice che in realtà l'iPhone è fabbricato un po' ovunque: il rivestimento in vetro proviene dal Kentucky, per esempio, e molti componenti interni sono nati in USA. "iPhone è il prodotto di una supply chain globale".
  • Rapporti con la Cina – Cook non vuole speculare sul possibile aumento dei prezzi degli iPhone a causa dei dazi, e spera che che il governo statunitense e cinese arrivino a un accordo, definendolo la soluzione più vantaggiosa per entrambi. Dice anche di non aspettarsi un deterioramento dei rapporti con Pechino come è successo per esempio all'NBA. La posizione di Cook su Hong Kong è che spera che tutti ne escano sani e salvi e che entrambe le parti acconsentano a dialogare. Apple è recentemente stata coinvolta in una polemica per aver rimosso dall'App Store un'app che gli attivisti di Hong Kong usavano per organizzarsi e attaccare le forze di polizia, ma Cook dice che le sue policy non sono diverse da quelle applicate in altri Stati – USA inclusi, e che non si piegherà alle pressioni dei governi. Cook afferma che la Cina non gli ha mai chiesto di sbloccare un iPhone, gli USA sì. Nello specifico caso di Hong Kong, l'app è stata rimossa per questioni di sicurezza e incolumità delle persone.
  • Rapporti con Trump – Cook non crede nei lobbisti e preferisce sempre il dialogo diretto. Dice anche di non concentrarsi più di tanto sulla politica, avendo piena fiducia nel sistema americano. "A prescindere da chi abita alla Casa Bianca rimango concentrato sulle stesse cose". Ciò non significa che Cook non si interessi delle iniziative del governo: si sta battendo duramente per i diritti degli immigrati, per esempio. Non sembra intenzionato a riportare il tasto Home sugli iPhone, comunque.
  • Acquisizioni – Cook rivela di non avere grosse acquisizioni in programma, e che raramente valuta queste operazioni in base a fatturato o dimensioni dei potenziali acquisiti. Apple compra i talenti e le proprietà intellettuali. Cook sta tenendo d'occhio "diverse piccole realtà".

LA GAFFE DI TRUMP SULL’APERTURA DI UNA NUOVA FABBRICA

In contemporanea all'inaugurazione dei lavori per il nuovo campus, Donald Trump ha fatto visita alla fabbrica texana in cui Apple produce i sistemi desktop Mac Pro – anche quelli di nuova generazione lanciati a giugno, dopo un po' di tentennamenti (ne parliamo QUI) risolti soprattutto grazie a importanti sconti sulle tasse. Il POTUS ha detto a più riprese – e pubblicato anche su Twitter – di aver "aperto una grossa fabbrica Apple in Texas che riporterà lavori ben retribuiti in America". Non è vero, per una serie di ragioni:

  • La fabbrica è operativa dal 2013, quando tra l'altro al potere c'era Barack Obama.
  • La fabbrica non è nemmeno di Apple: tecnicamente è di proprietà di un'azienda appaltatrice esterna, che si chiama Flex.
  • È vero che il nuovo campus porterà posti di lavoro – si parla di 5.000 dipendenti inizialmente, con la possibilità di raggiungere 15.000 più avanti – ma si tratterà di lavori di ufficio altamente specializzati. Niente che abbia a che fare con il settore manifatturiero su cui il programma di Trump punta molto (e che per ora, almeno dal punto di vista tecnologico, ha avuto risultati inferiori alle aspettative; anche nel caso della fabbrica di Foxconn nel Wisconsin che sarà inaugurata nel 2020).
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