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Lo stallo nella maggioranza sulla riforma della giustizia

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Un Consiglio dei ministri fiume terminato con uno stallo, di fatto, sulla riforma presentata dal Guardasigilli Alfonso Bonafede. La riunione di ieri a Palazzo Chigi, tra sospensioni e discussioni all’interno del governo gialloverde, è riuscita ad arrivare soltanto a un’approvazione ‘salvo intese’ del disegno di legge, che contiene deleghe al governo per ridurre i tempi dei processi civili e penali, nuove norme sul Consiglio superiore della magistratura e ‘paletti’ sulle toghe in politica e sulle nomine negli incarichi direttivi.

L’accordo è raggiunto sulla parte riguardante il civile e il Csm, così come sulla magistratura, ma non vede ancora la luce quello sul settore penale. “Mi aspetto ora proposte migliorative”, ha detto il Guardasigilli lasciando Palazzo Chigi dopo mezzanotte, riferendosi agli incontri che dovranno esserci con gli alleati leghisti per sciogliere il nodo della riforma penale. Ma è lui stesso a pensare che possa esserci un ‘non detto’ sulla prescrizione. La legge Spazzacorrotti, infatti, conteneva i nuovi principi sui termini di prescrizione dei reati, con lo ‘stop’ dalla sentenza di primo grado: una norma, quest’ultima, la cui entrata in vigore è stata posticipata di un anno rispetto al resto della legge, proprio per permettere l’approvazione di una riforma del processo penale e rendere così il sistema in grado di reggere l’impatto della nuova prescrizione.

Malumori leghisti

Il blocco di ieri sul penale, dunque, potrebbe essere legato a malumori leghisti sull’avvio della prescrizione come riformata dal prossimo primo gennaio. Dalla Lega, e in particolare da Giulia Bongiorno, inoltre, nei giorni scorsi più volte erano giunte critiche alla riforma elaborata in via Arenula relative a tempi ritenuti “ancora troppo lunghi” per i processi: rispetto a un’iniziale bozza, nella quale il Guardasigilli indicava tempi complessivi pari a 9 anni per i procedimenti, la revisione del testo, illustrato in preconsiglio martedì e ieri in Cdm, ha portato tale soglia a 6 anni in totale (3 per il primo grado, 2 per l’appello, uno per il giudizio in Cassazione), con sanzioni per il magistrato che sfora i tempi.

E ancora: tra le norme penali proposte dal ministro M5s, una ‘stretta’ sui tempi di indagine preliminare, modulandoli in funzione della gravità dei reati (6 mesi per reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena non superiore a 3 anni, un anno per la generalità dei reati, un anno e mezzo per reati più gravi, compresi quelli su crimine organizzato o terrorismo), con la previsione di una possibile proroga per una sola volta e per un termine non superiore a sei mesi. La riforma Bonafede impone poi ai pm, entro 3 mesi dalla scadenza del termine massimo di durata delle indagini preliminari, la ‘discovery’, ossia il deposito della documentazione relativa alle indagini. La violazione di tale prescrizione integra un illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a “dolo” o a “negligenza inescusabile”.

I punti dove l’accordo c’è

Tra le norme su cui invece c’è accordo tra le forze di governo, quella per cui si dice definitivamente ‘stop’ al ritorno in magistratura delle toghe che hanno scelto di entrare in politica: chi ha ricoperto cariche elettive o di governo sarà, a fine mandato, collocato in ruoli amministrativi.

L’intesa regge anche sulla riforma del Csm, dal ritorno a 30 membri, alla disciplinare separata dalle Commissioni, al tetto dei compensi, al divieto di passaggio diretto di laici da Governo e Camere a Palazzo dei Marescialli, fino al sorteggio preliminare di magistrati candidabili al Csm, tra cui vengono eletti poi i togati: un rimedio, ha sempre spiegato Bonafede, “per eliminare le derive correntizie” dopo lo scandalo dell’inchiesta di Perugia.

Via libera, infine, anche per le deleghe volte a snellire e accelerare i processi civili con la semplificazione dei riti e dell’iter delle notifiche. Non hanno mai fatto parte dell’elaborato invece (diversamente da quanto avrebbe voluto la Lega) né la materia delle intercettazioni né la separazione delle carriere in magistratura: la disciplina degli ascolti, dopo il blocco della riforma del precedente governo, secondo Bonafede deve seguire un binario a sè, e in via Arenula sono già attivi tavoli tecnici per predisporre le nuove norme. Quanto alla separazione delle carriere, tema che non vede favorevole il Guardasigilli, c’è già la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare (depositata dai penalisti) che ha avviato il suo iter parlamentare.

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