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Quali sono le app che ci "rubano" più dati? Uno studio le rivela

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Solito discorso: tutti i servizi "gratuiti" che caratterizzano il mondo del web e delle app, in realtà così gratuiti non sono. I nostri dati sono uno strumento prezioso per le aziende che, analizzandoli, possono scegliere quali pubblicità farci vedere e quando. Negli ultimi mesi questo argomento è tornato prepotentemente alla ribalta grazie ad Apple che ha iniziato una campagna di sensibilizzazione e adottato nuove politiche, che già sembrano portare alle prime conseguenze. Tra le iniziative di Apple c'è anche la creazione delle Privacy Labels, un sistema di 32 etichette che, in maniera semplice e chiara a tutti, spiegano ciascuna app quali dati raccoglie, sia tra quelli che riconducono direttamente all'utente, sia tra quelli che vengono raccolti ma non hanno "l'impronta" dell'utilizzatore, come la quantità di dati utilizzati.

Ebbene, Surfshark ha preso in esame 200 tra le app più scaricate (negli USA) e ha confrontato le Privacy Labels di ciascuna, così da capire quali sono quelle che raccolgono più dati e quali invece si dimostrano più morigerate. In generale, ma anche in maniera un po' prevedibile, i social media e le app di delivery sono tra quelle che raccolgono più informazioni sugli utenti, mentre all'estremo opposto ci sono i browser, che spesso sulla privacy fondano parte della loro narrazione, e gli editor di immagini.

Guardando all'interno di ciascuna categoria si notano differenze importanti, comunque, quindi a determinare il numero di dati sull'utente raccolti non è solamente la funzione del software ma evidentemente anche la volontà dei suoi sviluppatori. Facebook, ad esempio, né prende molti di più rispetto a Clubhouse, così come Amazon fa molto "peggio", se vogliamo dare una connotazione negativa alla cosa, in confronto ad Etsy. In determinate categorie, poi, pesa il fatto che ci sono app pensate con in testa proprio la privacy oppure con modelli di business che gli permettono ragionamenti diversi: ecco quindi che Brave fa meglio di Chrome mentre Spike, casella di posta elettronica per le aziende, a pagamento, ha un vantaggio su Gmail.


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