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La rinascita del QR Code: utilizzo, evoluzione e rischi. Cosa c'è da sapere

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Mascherine chirurgiche, gel igienizzanti, guanti in lattice. Ci sono oggetti che, con l'avvento della pandemia, si sono insidiati nell'esistenza di ognuno di noi, plasmando nuove abitudini quotidiane come demiurghi Amuleti salvifici o condanna di una delle pagine più oscure del nuovo Millennio, che non si può ancora definirsi conclusa? A voi la scelta. Resta il fatto che siano moltissimi i simboli dell'annus horribilis e dei suoi strascichi che interesseranno inevitabilmente anche l'era post pandemica. Ce n'è uno, in particolare, che più di ogni altro rappresenta un ponte tra il mondo materiale e quello digitale e ha avuto la sua vera rivincita con lo scoppio della pandemia, nonostante sia in circolazione da 27 anni.

Sto parlando del QR Code, il codice bidimensionale che memorizza dati e informazioni che vengono decodificati e letti attraverso l'uso di software presenti su smartphone o tablet, oppure installando app dedicate sui propri device.

FIGLIO DEGLI ANNI ’90

Forse non tutti immaginano che il QR Code – dove QR sta per "Quick Response", ovvero la "risposta rapida" del dispositivo che lo scansiona nella decodifica delle informazioni connesse – è figlio degli anni Novanta: fu la società giapponese Denso Wave, sussidiaria della Toyota, a svilupparlo nel 1994 per tracciare e riconoscere le componenti delle automobili provenienti dal Giappone, riducendo i tempi per la ricerca delle sostituzioni.


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