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Nel 2020 sembravamo tutti in smart working, una fandonia

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Lo smart working in Italia si è già sgonfiato (o forse non è mai troppo decollato). La conferma arriva dal Rapporto annuale ISTAT 2021 (link in FONTE) che ha rilevato un picco di lavoro in remoto solo nel secondo trimestre 2020: ai tempi in pieno lockdown si è arrivati a 4,5 milioni di lavoratori. Se però si calcola la media dell'anno si scopre che la percentuale è stata solo del 14%, ovvero poco più di 3 milioni di lavoratori.

Come riporta oggi il quotidiano Domani di Stefano Feltri, è come se avessimo vissuto in una sorta di bolla con percezioni altamente distorte. I sondaggi e le analisti stimavano cifre da capogiro: percentuali bulgare del 30/35% e 5/8 milioni di lavoratori smart. E invece la rivoluzione non c'è stata, o meglio solo alcune categorie già fortemente digitalizzate hanno iniziato a frequentare meno gli uffici – gli altri sono rimasti a casa ad annoiarsi e alcuni hanno perso il lavoro. Probabilmente c'è stata una scossa, ma sono il 2021 potrà dire se ha provocato cambiamenti duraturi o momentanei.

In linea di massima però ci si attende – in parallelo con la normalizzazione dello scenario Covid – una riduzione della percentuale del lavoro in smart working rispetto allo scorso anno. D'altronde alcuni settori nel 2020 sono stati costretti alle attività remote e comunque anche andando ad analizzare il numero di ore si è scoperto che queste hanno pesato su non più del 50% del monte settimanale.


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