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Trump ha denunciato Google, Facebook e Twitter: l'accusa è di censura

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

L'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato di aver denunciato Mark Zuckerberg, Jack Dorsey e Sundar Pichai, rispettivamente gli amministratori delegati di Facebook, Twitter e Google, con l'accusa di censura. Trump, ricordiamo, è stato espulso in modo più o meno definitivo da molte piattaforme controllate dalle tre aziende, tra cui Facebook, Instagram, Twitter e YouTube, perché è stato ritenuto responsabile di aver incitato gli autori dell'attacco al Campidoglio del 6 gennaio, in cui sono morte quattro persone, e perché si temeva che avrebbe provocato altre violenze.

La dichiarazione di intenti di Trump è più che chiara: "non cerchiamo un patteggiamento", ha detto l'ex presidente in una breve conferenza stampa. L'obiettivo è punire gli accusati, e la terminazione immediata di quella che è stata definita "la censura illegale e vergognosa dei colossi dei social media nei confronti del popolo americano". Trump è tornato a parlare della famosa Section 230 del Communications Decency Act, che in sostanza esenta le piattaforme dalla responsabilità sui contenuti pubblicati dagli utenti. Trump spera di trasformare questa denuncia in una class action.

CNET osserva che in genere questo tipo di cause contro le piattaforme social per violazione del Primo Emendamento della Costituzione, che garantisce la libertà di parola, quando vengono rimossi post o espulsi utenti, tendono a essere rifiutate dal sistema giudiziario americano. Per il momento le società e le persone direttamente interessate hanno rifiutato di commentare pubblicamente.


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