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Riconoscimento facciale pizzica i politici allo smartphone. L'AI tra utilità ed eccesso

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Concéntrati! Quante volte ce lo siamo sentiti dire a scuola durante la lezione o dai genitori mentre facciamo i compiti. C'è sempre qualcosa che ci distrae, la nostra mente ama volare altrove, soprattutto mentre facciamo qualcosa che non ci piace. E questo vale ovviamente per tutti, anche per gli adulti, e a maggior ragione pure per i politici durante le (a volte estenuanti) sedute in Parlamento. Quella di oggi è una storia tragicomica che viene dal Belgio, dai risvolti tuttavia decisamente interessanti perché ci consente di effettuare diverse valutazioni sulla tecnologia oggi in uso.

COSA É SUCCESSO

Contesto: parlamento fiammingo in Belgio. Dries Depoorter è un artista di quel Paese con la passione per l'intelligenza artificiale, la privacy e i social media. E ha messo in piedi un sistema davvero particolare e ingegnoso per verificare quanto i politici siano effettivamente sul pezzo, concentrandosi su quanto sta avvenendo in aula e su ciò che stanno dicendo gli altri colleghi durante i loro interventi. La tecnica si avvale dei video delle sedute che vengono regolarmente pubblicati su YouTube: appena il live stream parte, viene attivato un software scritto in Python (sviluppato dallo stesso Depoorter) che si avvale dell'intelligenza artificiale, del machine learning e del riconoscimento facciale per scovare nelle immagini riprodotte gli smartphone e identificare i politici che ne stanno facendo uso, magari per rispondere a un messaggio o per navigare sui social.

Da qui la frittata è fatta: il software analizza tutta la seduta, calcolando il tempo passato allo smartphone di ciascun colpevole. Il risultato è questo:


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