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Lo spettro della scissione M5s e i timori sugli equilibri governo

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – L’addio di Giuseppe Conte appare sempre più vicino e non sembra ricomponibile lo strappo con Beppe Grillo dopo il ‘vaffa’ opposto alla bozza di nuovo statuto presentata dall’ex premier. In queste ore, continua sottotraccia il lavoro di chi cerca faticosamente di riannodare la trama del dialogo, ma gli incontri che Conte ha tenuto anche ieri nella sua casa di Roma – dove si sono affacciati Stefano Patuanelli, Paola Taverna ed Ettore Licheri – sembrano prefigurare quel partito contiano di cui si vocifera da giorni. “Siamo dentro un confronto fisiologico, stiamo costruendo un nuovo soggetto politico, non è facile”, spiega il capogruppo M5s al senato, Ettore Licheri.

Attesa per Conte

Una risposta su quello che sarà il futuro dell’ex premier potrebbe arrivare lunedì, quando è prevista una conferenza stampa di Giuseppe Conte. Nell’attesa, i pentastellati invitano a non alimentare retroscena che possano aumentare la tensione interna. E non solo. Le altre forze politiche, con in testa il Partito Democratico, guardano a quanto accade nella galassia M5s. L’interesse è motivato dalle ripercussioni che le fibrillazioni Cinque Stelle potrebbero avere sulla maggioranza di governo, di cui M5s è azionista di peso. “La crisi M5s non è auspicabile per nessuno, mi auguro che si risolva positivamente”, dice il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. “In tutti casi questo pone una sfida immediata anche per il Pd, perché se M5s dovesse entrare in crisi, e io non me lo auguro, questo determinerebbe un cambiamento negli equilibri nella maggioranza”, aggiunge Orlando.

Letta invita al rispetto

Il segretario Pd invita a guardare con rispetto al dibattito interno dei Cinque Stelle, pronto a scommettere che quanto sta accadendo non metterà in difficoltà il governo Draghi. “Io non credo che ci debbano essere fatti di politica interna ai partiti che mettano in difficoltà la vita del governo”, dice Letta sottolineando che il governo dovrà andare avanti fino a marzo 2023 e bollando come “giochi della politica” il pressing di Salvini e Meloni per vedere Draghi al Quirinale.

Il fattore Draghi

Per il leader dem è proprio la nascita del governo Draghi, con l’eccezionale maggioranza che lo sostiene a portare ad alimentare processi di riorganizzazione interne. E non solo nel M5s: “E’ una vicenda ovviamente complessa. Guardo con rispetto quello che sta succedendo, i dibattiti che stanno avvenendo dentro il centrodestra. Anche noi li abbiamo avuti, li abbiamo. Con il governo Draghi questa inedita maggioranza, con questa situazione completamente straordinaria per il senso di ricostruzione del Paese, le forze politiche stanno discutendo sul loro futuro e quindi secondo me è gusto che questo avvenga, con grande rispetto da parte di tutti noi”. 

Un rebus per il centrosinistra

Il rebus più difficile da risolvere è, tuttavia, quello degli effetti che l’addio di Conte al M5s e la nascita di un nuovo soggetto politico da lui guidato potrebbe avere nel campo di centrosinistra a cui Conte sta lavorando assieme a Enrico Letta e Roberto Speranza. La campagna per le amministrative d’autunno è appena cominciata e il M5s è l’interlocutore del centrosinistra in molte città e anche il Calabria, dove Conte ha raggiunto l’accordo con Enrico Letta e Roberto Speranza sul nome di maria Antonietta Ventura.

Le amministrative all’orizzonte

Una scissione del M5s che effetto potrebbe avere sugli accordi siglati e su quelli a cui si sta lavorando? “Il nostro interlocutore è Giuseppe Conte”, precisavano ancora qualche ora fa fonti parlamentari del dem.  Altra incognita è il ruolo nel campo di centrosinistra di ciò che rimarrebbe dei Cinque Stelle e quello dell’eventuale partito contiano. Per non parlare delle ripercussioni a livello di consenso sugli altri partiti di centrosinistra.

Il peso del ‘partito contiano’

Stando ad alcuni sondaggi, ben presenti ai parlamentari di Pd e M5s, un partito dell’ex premier avrebbe un peso variante tra il 15 e il 18 per cento. Consenso che pescherebbe nel Pd, ma soprattutto nel M5s. “I dem hanno uno zoccolo duro di consenso difficile da scalfire”, ragiona una fonte parlamentare. Ma oltre ai sondaggi, l’interesse di chi nel pd guarda a quello che sta accadendo ai Cinque Stelle è alimentato dall’approssimarsi delle elezioni amministrative.

Il Pd e il ddl Zan

Il sisma che sta interessando M5s arriva proprio nel momento in cui i sondaggi sembrano sorridere proprio ai dem, dati da alcune rilevazioni come primo partito, avanti – seppur di pochi decimi – a Lega e Fratelli d’Italia. A premiare, sostengono fonti parlamentari, è anche la linea di lealtà nei confronti del governo Draghi e di rilancio sui temi fiscali, del lavoro e dei diritti civili. Sotto questo ultimo punto di vista, continua il braccio di ferro fra Letta e Matteo Salvini sulla proposta di legge per il contrasto all’omotransfobia, con il primo determinato a ottenere una data certa per l’approdo del testo in aula al Senato e il secondo che ne chiede una profonda revisione.

Sfida in parlamento

“Ho visto che Salvini mi ha mandato un messaggio, io risponderò perchè non mi sottraggo, ma sono assolutamente al confronto”, spiega Letta: “Dobbiamo essere molto seri e molto franchi. La Lega ha tenuto comportamenti finalizzati non al miglioramento del Ddl Zan, ma per affossarlo. E’ evidente che non sarà un dialogo semplice, per questo ho detto di andare in parlamento che è il luogo della trasparenza e della responsabilità”. Una risposta potrebbe arrivare dal tavolo a cui sederanno i capigruppo di maggioranza a Palazzo Madama e che dovrebbe riunirsi, salvo sorprese, mercoledì prossimo. In ogni caso, il segretario Pd s dice certo di avere i numeri in parlamento:  “I numeri in Parlamento ci sono. Ci sono stati nel primo passaggi e ci sono nel secondo. Andiamo in Parlamento e vediamo”.

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