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Vanello, compleanno speciale a Palermo con gli eroi degli anni ’70

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: SPORT

Sandro Vanello compie gli anni, torna nella sua amata Palermo per festeggiare con gli ex compagni e l’immaginario collettivo ripercorre il viale dei ricordi che riporta alla mente dolcissime vittorie e sconfitte che continuano a bruciare a distanza di circa 50 anni. Alcuni protagonisti rosanero degli anni 70′ si incontrano in un caldo pomeriggio estivo allo stadio Barbera, la loro vecchia “casa”. Arrivano Fiorino Pepe e Pasquale Borsellino. Ci sono Valerio Majo, Salvatore Vullo e Ignazio Arcoleo. Man mano che compaiono nel piazzale i loro visi si illuminano e i sorrisi abbondano. Legami più forti che mai.

Si attende la star di giornata: il festeggiato Sandro Vanello, friulano di Tarcento che veniva dall’Inter e che catturò tutti con i suoi modi di fare poco ortodossi: non era “genio e sregolatezza”, scordatevi le Cassanate. Ma un “nobile” di portamento, con molti più soldi in tasca dei suoi coetanei, che vedeva il calcio in maniera tutta sua. “Io poi mi sono occupato d’altro. Si viveva in maniera molto goliardica ma mi sono divertito molto e qui sono stato bene”. Era un punto di riferimento dentro il campo, beniamino di tifosi e tifose.

Insieme ad Arcoleo arrivò in Serie A nella stagione ’71-’72 con il suo talento indiscusso. I modi di fare però erano particolari: ad esempio era solito andare a farsi tagliare i capelli da un amico di Roma e spesso capitava di saltare qualche allenamento. “Salve professore, oggi anche lei qui?”, esordiva l’allenatore. Se non era il barbiere, era un viaggio: una volta non si presentò in ritiro. Tutti gridavano nei corridoi che Vanello era scomparso, invece stava soltanto finendo la vacanza. Del resto mancavano quattro giorni. “Storie vere, è questo il bello”, afferma.

“Palermo è un’emozione che ogni volta si rinnova: un feeling che ti resta dentro. Divento bambino ed è la cosa più importante: quando lo fai da vecchio non è male”. Me lo dice con gli occhi corrucciati dal sole che scrutano l’orizzonte. Un portamento fiero e da campione mentre dispensa verità: in linea col personaggio. “Qui non puoi bluffare. Magari una volta, alla seconda ti scoprono se sei falso”.

È della stessa idea l’ex difensore Fiorino Pepe. “A Palermo torno tutti gli anni. La città e la squadra che mi sono rimaste più nel cuore in assoluto: più di Cesena, Ferrara o Monza. Qui ho trovato dei ragazzi e un pubblico eccezionali. Amore viscerale che continua. Io arrivavo da Monza dove c’erano 5mila tifosi. Qui al primo allenamento andiamo giù da Cortona e ne troviamo 7-8 mila a guardare l’allenamento, mi son detto che eravamo in un altro mondo. Tutti noi ci rivediamo spesso. Da quando è morto Paolo Viganò, ad esempio, la moglie ogni anno organizza una serata e io vado quasi tutti gli anni. Una grande persona – racconta commosso -“.

Si sono quindi ritrovati nella città dove hanno lasciato il cuore. Dopo la visita allo stadio, c’è la cena per il compleanno di Sandro: lui regala a tutti gli invitati una maglia del Palermo con il numero 73 (quello dei suoi anni) e Majo – gladiatore di centrocampo che con i rosanero giocò in due diversi periodi – si fa trovare pronto con una torta per il festeggiato a tema calcio, con tanto di numero dieci da spegnere con un soffio. Al tavolo una formazione di tutto rispetto: c’è Pepe. L’immancabile simbolo rosanero Arcoleo. Vullo, che era il giovane favarese di prospettiva poi finito al Torino. Il brillante Borsellino, di Ribera, che col Palermo disputò oltre 100 partite, oltre alla famosa finale di Coppa Italia contro la Juventus.

Ma anche Ialù Barbera, figlia di Renzo Barbera, e l’ex presidente rosanero Salvatore Matta. Poi l’organizzatore di eventi e chef Mario Di Ferro e Giacomo Sinagra che nel capoluogo siciliano era simbolo di stile col suo negozio a piazzetta Bagnasco: anche l’attore Richard Burton si vestì da lui. Insomma, un grosso pezzo di storia siciliana riunita attorno a un tavolo per festeggiare Sandro Vanello in quella città che ha sempre sentito sua, così come i suoi compagni. “Io l’ho sempre vissuta intensamente: ho chiamato i miei amici e ho detto che venivo qui per fare il compleanno, perché certe cose non cambiano mai. Sono passati quasi 50 anni ma il tempo è una nostra idea, non esiste sostanzialmente: per me è come se fosse ieri”.

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