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Il riordino degli staff della Regione Sardegna costerà 6 milioni l'anno

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Costerà 6 milioni 91 mila euro l’anno la riorganizzazione degli staff di presidenza e assessorati della Regione Sardegna, che la maggioranza di centrodestra a guida sardista si appresta ad approvare in Consiglio regionale. Il disegno di legge 107, su cui incombono 1.100 emendamenti, eèstato varato dalla Giunta nell’ottobre 2019, assieme a quello sul nuovo piano casa (ddl 108), approvato lo scorso gennaio dall’Assemblea sarda e impugnato quasi interamente dal governo qualche settimana fa.

Il testo di 11 articoli prospetta, in particolare, l’istituzione di tre dipartimenti (con altrettanti capi, costo stimato 733.400 euro l’anno) e di un segretario generale della Presidenza, di nomina fiduciaria, il cui costo è stato ridotto a un massimo 240 mila euro dagli iniziali 285.600 mila euro l’anno, cifra superiore del 110% a quella attribuita al direttore generale: “Più dello stipendio del presidente della Repubblica”, aveva contestato l’opposizione, prima che la commissione Bilancio inserisse il plafond nel testo. Le nuove figure apicali risponderanno direttamente al presidente della Regione.

Come cambieranno gli staff

Sono previsti un ufficio di supporto alle funzioni generali della Presidenza composto da 10 unità, tra cui il segretario particolare; la segreteria del presidente con 6 unità; l’ufficio di staff tecnico con altre 17 persone con un numero massimo di 6 esperti, anche esterni alle pubbliche amministrazioni che riferiscono direttamente al presidente, 7 consulenti, uno per ciascuna direzione generale della presidenza che al momento sono tre e 4 unità di personale di supporto amministrativo, tecnico e contabile; un Comitato per la legislazione e l’amministrazione composto da un numero massimo di 5 esperti esterni tra magistrati, avvocati, professori universitari e professionisti abilitati; l’ufficio del Cerimoniale con 5 unità; e, infine, il Capo di Gabinetto.

Quanto agli assessorati, si prevede un aggiunta di 5 consulenti e 36 addetti di gabinetto. Il centrosinistra (Pd, Progressisti e LeU) l’ha ribattezzata ‘legge poltronificio’ e ne ha chiesto il ritiro, così come oltre 6.200 cittadini che hanno firmato una petizione online sulla piattaforma change.org. Ma il centrodestra rispedisce le accuse al mittente.

Le ragioni della maggioranza

“La ratio di questa proposta di legge è riorganizzare la struttura amministrativa per il rilancio della macchina regionale, per una Regione smart, veloce e innovativa”, ha dichiarato in Aula, l’assessora al Personale Valeria Satta (Lega). “Nelle Regioni in cui il segretario generale è previsto serve a coordinare l’azione delle direzioni generali degli assessorati, che spesso non comunicano fra loro. Serve a vigilare sull’attuazione degli interventi della Giunta. Questo è anche lo scopo dei dipartimenti, un ruolo strategico di coordinamento e controllo delle direzioni generali degli assessorati, per evitare rallentamenti e duplicazioni”.

Sindacati all’attacco

Ma i sindacati del comparto Regione non ci credono. I segretari di Cgil-Fp, Uil-Fpl, Sadirs e Saf ritengono che il provvedimento produca maggiori costi e non dia risposte efficaci. I 6 milioni – secondo loro – potrebbero essere indirizzati su azioni più urgenti. Per esempio, per nuove assunzioni e concorsi pubblici, interni ed esterni, per tutte le categorie (compresi i dirigenti, dell’amministrazione regionale, degli enti regionali e del Corpo forestale), per il rinnovo del contratto dei dipendenti del comparto Regione, scaduto da oltre due anni, ma anche per la riclassificazione dello stesso personale, per sostenere la sanità, affrontare l’emergenza Covid-19 e per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro.

“Da una nostra stima”, spiega il segretario regionale della Uil Fpl, Giampaolo Spanu “nella macchina regionale c’è una carenza di personale di almeno 800 persone“. Il ddl configura una nuova composizione dell’ufficio di Gabinetto del Presidente, che passerebbe da 22 a 44 addetti, “alcuni dei quali esperti o dotati di elevata professionalità, attinti all’esterno o dal personale della Regione o di altre pubbliche amministrazioni”, come rilevato dal relatore di minoranza della legge, Salvatore Corrias (Pd). “Quella legge”, argomenta Spanu, “ci sembra un atto che serve solo a far quadrare interessi di potere e di tipo politico”.

Il testo segue altre due ‘riforme’ varate dall’inizio della pandemia: il riordino della sanità che ha ripristinato le 8 Asl e quello degli enti locali, che ha moltiplicato gli enti intermedi, portandoli da 5 a 8, con 6 Province, incluse quelle già cancellate con la precedente riforma del 2017, e due Città metropolitane, con Sassari accanto a Cagliari. Il ddl 107 prelude a un rimpasto di Giunta atteso quest’estate, visti anche i mutati rapporti di forza fra i partiti in Consiglio regionale dovuti ai passaggi di diversi consiglieri da un gruppo all’altro.

Il Consiglio regionale spaccato

“Durante i vituperati anni della prima Repubblica nessuno arrivò a tanto”, contesta il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, fra i primi a opporsi al ddl. “E nessuno avrebbe mai nemmeno sognato di avere come priorità in piena emergenza sanitaria e sociale una legge che non avrà alcun beneficio per i sardi ma garantirà solo stipendi elevati per qualche amico del presidente”.

“L’introduzione del segretario generale e dei tre capi dipartimento”, sostiene Franco Mula, il capogruppo del Psd’Az, il partito di cui è segretario il presidente Christian Solinas, “servirà a garantire un’azione coordinata e trasversale tra i vari settori dell’amministrazione, consentendo al cuore vitale e strategico della Regione di interloquire nelle sue varie parti, individuare programmi e soluzioni e dare loro attuazione senza troppi passaggi burocratici”.

“Tutti gli addetti agli uffici di gabinetto degli assessorati, saranno figure interne all’amministrazione, trasferite in comando temporaneo, quindi già dipendenti della Regione”, precisa Mula, annunciando “un taglio netto alle spese inutili”. “Questo è provvedimento inopportuno e sbagliato”, l’ha definito, invece, il capogruppo del Pd, Gianfranco Ganau, paventando effetti nefasti in termini di “squilibrio di poteri” e di “macrocefalia”, a maggior ragione in un momento in cui la Sardegna affronta “la peggiore crisi dal dopo guerra” a causa della pandemia.

“La cosiddetta riforma della Regione non sarà altro che un carrozzone inutile”, l’ha bocciata il segretario regionale del Pd, Emanuele Cani. “Un inno alla bassa politica”, è la definizione tranchant di Roberto Li Gioi (M5S), “con assessori ridotti a ruolo di comparse a il Consiglio regionale a quello di passacarte. “È un provvedimento per pochi a scapito di tanti”, ha sottolineato Eugenio Lai (LeU). “È una legge che tende a efficientare la macchina regionale”, ha dichiarato, invece, il neoassessore ai Lavori pubblici (nominato il 7 aprile), il consigliere dei Riformatori Aldo Salaris, “oggi purtroppo stracarica di provvedimenti e povera nel numero di esecutori”. 

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