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"Mattarella ha richiamato all'azione e alla coesione, come gli oratori greci"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – “Costruttori”, “solidarietà” “memoria”. Sono le parole chiave che Sergio Mattarella ha utilizzato nel suo discorso di fine anno, scelte non a caso, e che insieme all’invito alla coesione richiamano gli oratori nell’antichità. “Il discorso di Mattarella è quello di un capo autorevole costruito con una retorica perfettamente calibrata e rilanciata: il termine ‘Costruttori’ è interessantissimo perchè concreto e si rivolge a noi come persone reali, mentre ‘Memoria’ si rivolge contro coloro che vogliono cancellare il passato, la storia del nostro Paese. E qualsiasi grande oratore sapeva che bisognava incitare alla coesione e respingere la divisione”, spiega all’AGI Laura Pepe, docente di Diritto greco antico all’Universita’ di Milano e autrice per Laterza del fortunato ‘La voce delle sirene – I Greci e l’arte della persuasione’, una indagine nella ‘peitho’ ‘, la capacità di persuasione della parola usata da chi guida i popoli.

“Mattarella – prosegue – è stato estremamente pacato e equilibrato, e non poteva essere diversamente. Però ho anche visto una forte polemica verso coloro che criticano e non costruiscono: ha usato le parole chiave “Solidarietà”, “Responsabilità”, ma ha anche detto che sono contate soprattutto le azioni più che le parole, e uno sforzo collettivo verso la coesione”.

La retorica è un’arte, sebbene oggi le diamo un’accezione negativa. “Nell’antichità – sottolinea Pepe – il discorso di un capo contava moltissimo, poichè quello che veniva considerato un leader aveva un’autorevolezza indiscussa. Comunicava contenuti e riusciva a guidare. Era una guida vera, e non estemporanea, e tale si confermava non per qualche mese ma per anni nella storia di una città. I manipolatori esistevano anche nell’antichità. Gli ateniesi del tempo, però, avevano una capacità superiore alla nostra nel comprendere discorsi complessi e nella conoscenza della realtà: il leader vero, carismatico, buon comunicatore e non manipolatore, lo riconoscevano con maggiore facilità rispetto a quanto possiamo fare noi oggi”.

“I primi demagoghi – continua – si fanno vedere nell’Atene del V secolo avanti Cristo nel pieno della crisi determinata dalla Guerra del Peloponneso, con la perdita completa di un’autorità che sappia guidare il popolo, ed è ciò che noi stiamo vivendo. Oggi, però, ci accontentiamo di ciò che viene detto perchè in quel momento fa comodo sentircelo dire. Spesso sono parole prive di contenuto, che ci rassicurano ma non ci portano lontano”.

Alle parole pronunciate nell’assemblea seguivano, dovevano seguire le azioni, altrimenti il capo perdeva in credibilità.”Gli oratori dell’antichità sceglievano le parole con grande attenzione, influenzati dalla sofistica, che aveva al centro il logos. La retorica – sottolinea la storica – era per gli antichi l’arte di scegliere le parole e disporle in modo ordinato e dando loro un contenuto importante. Ciò che abbiamo perso, oggi rispetto al passato, è la presenza di un significato dietro a un significante. Nel passato le parole dovevano avere un significato, e bisognava stare attenti che vi fosse un’azione conseguente alle parole usate. Così Mattarella ha detto che a contare sono state le azioni più che le parole. Un leader veniva liquidato con molta facilità, se questo non accadeva. E oggi molti hanno detto “bravissimo “a Mattarella, ma al tempo stesso lo hanno strumentalizzato, pur essendo lui sopra le parti”.

Ma il dibattito è necessario in una democrazia, o no? “Gli antichi – risponde Pepe – erano molto più analfabeti di noi, ma avevano una cultura che si basava sulla coralità e sull’auralità, ovvero la capacità di ascoltare. Così erano in grado di capire la complessità. Il dibattito politico era fondamentale nella vita quotidiana nell’Atene del V secolo: a un discorso seguivano reazioni molto viscerali, ma alle argomentazioni gli oppositori rispondevano con contro argomentazioni, in modo equilibrato, facendo corrispondere a ogni parte di discorso una controargomentazione uguale e contraria. Oggi – conclude – nel dibattito politico ciascuno va avanti con tweet per la propria strada e dice ciò che deve dire e basta, senza un tentativo di smontare con argomenti logici l’argomentazione altrui e deridendola”. 

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