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La crisi di governo si allontana e il Pd detta il timing sul Recovery Plan

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Se la crisi è scongiurata, il barometro del governo continua a segnare tempesta. Alla soddisfazione di Italia Viva per le aperture ottenute dal premier Giuseppe Conte sul Recovery Fund fa da contraltare un certo malumore fra le altre forze di maggioranza per le intemerate dei renziani, accusati di aver evocato una crisi in piena pandemia e per di più su questioni facilmente risolvibili. 

Veti e ultimatum  derubricati dal ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie, Francesco Boccia, alla sezione “stanche liturgie” da Prima Repubblica che “non interessano a nessuno”. Di più: per Boccia, chi parla di crisi durante questa pandemia “non sta bene”. Oltre tutto, aggiunge, i temi posti da Italia Viva erano ben presenti all’interno dell’esecutivo che non aveva chiuso alcun testo: “Quelle linee guida devono andare in Parlamento e lì ci sarà un confronto”.

Sul fatto, poi, che non ci sia più la task force a presiedere alla realizzazione dei progetti del recovery Plan, “questa è una cosa che apprendo dalle dichiarazioni di Bellanova” alla stampa, ha aggiunto il ministro. Di fatto, il ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola precisa che “la governance è nelle linee guida della commissione Ue, a pagina 33 l’Ue ci chiede una struttura che monitori” i progetti del recovery Plan. “Poi ogni paese sceglie come costruirla”. 

In ogni caso, per i dem il superamento dello stallo sul Recovery Plan è un bene, ma ora bisogna correre: dal Partito Democratico vengono letti con un misto di ottimismo e prudenza i passi avanti compiuti nel confronto fra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e la delegazione di Italia Viva.

I renziani cantano vittoria per una bozza di recovery Plan che definiscono radicalmente modificata rispetto a quella iniziale e segnalano che anche la parte riguardante la governance non contempla più quella triade composta da premier, ministro dell’Economia e ministro dello Sviluppo Economico che, anche con l’apporto della task force di tecnici, avrebbe finito per delegittimare il Parlamento.

Il Partito Democratico, pur non entrando nel dettaglio della forma da dare alla struttura che deve sovrintendere ai progetti del Recovery, si preoccupa di sollecitare il lavoro per non farsi trovare impreparati. Di tempo, avvertono gli esponenti dem, se ne è perso pure troppo. “Così come avevamo sollecitato, il lavoro sul Recovery Plan si è sbloccato e lunedì, al tavolo, arriverà anche il contributo di Italia Viva”.

Fonti parlamentari Pd, inoltre, definiscono quello che sarà l’iter del Recovery Plan: dopo che tutti i contributi dei partiti saranno stati consegnati, si dovrebbe aprire un tavolo al Ministero dell’Economia. La bozza sarà poi sottoposta all’esame del Parlamento per poi tornare al Consiglio dei ministri. I dem ipotizzano che l’iter possa concludersi tra la fine di gennaio e la prima metà di febbraio. L’importante è che si arrivi al più presto alla discussione in parlamento, anche con una bozza incompleta, per poter discutere al di là dei veti incrociati che hanno bloccato il lavoro fino a questo momento.

Se non superata, la crisi è sicuramente “depotenziata”, per usare l’espressione di una fonte Pd a Montecitorio che, sulla bozza del Piano Nazionale di Resilienza e Ripartenza spiega: “Non sappiamo ancora se si si trattata di una marcia indietro di Conte o di Renzi. Se la bozza è quella che abbiamo noi, a frenare sulla crisi è stato il leader di Italia Viva. Se poi viene stralciata la parte sulla governance, allora sarà stato Conte a perdere”.

Stesse perplessità emergono anche fra i senatori dem. “Nessuno sa bene chi ha vinto o ha perso: Teresa Bellanova dice che l task force non c’è più, il ministro Vincenzo Amendola dice che è una cosa di cui si occupa Bruxelles”, fa notare un esponente Pd a Palazzo Madama che sottolinea: “Il Mes e il recovery Fund sono temi, tutto sommato, sui quali si va avanti. Il vero nodo è il riassetto eventuale del governo. Renzi entrerà? Entrerà Orlando? E la delega ai servizi a chi andrà? Oggi si discute di merito, ma il tema sono gli assetti di potere”. 

Già, perché il nodo della struttura di intelligence è di quelli che creano malumori fra i parlamentari dem. L’atteggiamento tenuto dal premier nelle ultime settimane non è stato digerito da molti a Montecitorio: “Ne abbiamo le tasche piene di decreti”, commenta un deputato di primo piano che auspica che “Se va avanti così, Conte rischia. Prima o poi l’incidente parlamentare capita. E’ matematico”.

E anche sul tema della governance del Recovery Plan, viene aggiunto, “se Conte decidesse di portarlo in Parlamento insieme al Piano nazionale di resilienza e ripartenza sarebbe auspicabile oltre che logico e razionale”. In ogni caso, “da qui a dieci giorni non accadrà nulla a livello di rimpasto”, scommette un senatore: “C’è da portare a casa la legge di bilancio entro fine mese per non andare in esercizio provvisorio. Ci sono le feste. Dopo, però, si ricomincerà con il Mes, il Recovery, i fondi per la sanità, la delega ai servizi e sarà Conte a dover dire come se ne esce, perchè l’impressione è che a gennaio, Renzi tornerà alla carica”. 

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