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Di Maio: il Mes non serve e vale 300 milioni non 37 miliardi

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – “Credo che nessuno speri nell’incidente parlamentare e penso, mi auguro, che non si verificherà” e “le divisioni che vedo in maggioranza non sono sulla politica comunitaria, ma su quella economica”. In un’intervista a Repubblica il ministro degli Esteri Luigi Di Maio dice che la riforma del Mes “non piace nemmeno a me e infatti ritengo non sia necessario usare né il Mes pre-riforma, né quello post-riforma, né quello sanitario”, ma  “stiamo costruendo una montagna sul nulla” perché il punto è che “i numeri in Parlamento per accedere a questo strumento non ci sono mai stati”, quindi “rispetto le opinioni di tutti, ma bisogna evitare di incendiare il dibattito politico”, afferma il titolare del dicastero della Farnesina. 

Sui contenuti del Mes, Di Maio ribadisce che “il Mes vale 300 milioni, non 37 miliardi” e “se penso che stiamo discutendo da un anno per 300 milioni di euro, quando abbiamo speso 100 miliardi in 10 mesi, mi preoccupo…” mentre “credo che in questa fase l’Ue abbia dato una risposta degna del suo nome: in Italia c’era chi scommetteva sul default, sul fallimento della commissione von der Leyen che è nata grazie ai voti determinanti del M5s all’europarlamento, non dimentichiamocelo. È andata a finire al contrario: non solo abbiamo negoziato con successo uno strumento come il Recovery, ma ce ne siamo aggiudicati la parte più cospicua”.   

E su chi si oppone al Mes, Di Maio analizza: “Questa non è una spaccatura tra populisti ed europeisti, è un dibattito molto più profondo, non si può liquidare in questo modo. E ha radici nella tragica esperienza della crisi ellenica, nell’evidenza che nessun altro Paese Ue a oggi abbia chiesto il Mes, nella necessità di tutti gli Stati membri di individuare uno strumento più adatto come il Recovery Fund”.   

Pertanto “il 9 Conte verrà in aula, la maggioranza dovrà votare compatta e in modo responsabile” e “per guidare un Paese il governo deve dimostrare una certa forza, che si misura nella promozione dei progetti e delle prospettive condivise dalla maggioranza. Questo è il momento di dimostrare che questa forza è utile a conferire stabilità al Paese”, auspica il ministro degli Esteri.

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