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Conte dice no al Natale sugli sci: piste chiuse o sarà come a Ferragosto

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Giuseppe Conte scioglie le speranze di quanti desideravano un Natale sulla neve e le piste da sci. Bisogna evitare situazioni potenzialmente incontrollabili, spiega il Presidente del Consiglio in una intervista televisiva e cita l’amara esperienza della scorsa estate, quando gli assembramenti sulle spiagge hanno provocato un effetto volano del contagio a partire da settembre.

Questa l’opinione di Conte così come enunciata a “Otto e Mezzo”: “Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto, ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla nave è incontrollabile”.

Mai più come a Ferragosto

Vale a dire che “il periodo natalizio richiede misure ad hoc. Si rischia altrimenti di ripetere il Ferragosto e non ce lo possiamo permettere: consentire tutte occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio non è possibile”. Per le Feste, semmai, si potrà pensare a riaprire le scuole.

Il no alle piste da sci però non vuol dire necessariamente un Natale da reclusi in casa, senza poter nemmeno avvicinarsi ai parenti. Al contrario: sforzi e sacrifici accettati fino a questo momento potrebbero dare i primi risultati. Tanto che, fermo restando che sugli spostamenti tra regione e regione si sta ancora lavorando, “se continuiamo così a fine mese non avremo più zone rosse”.

A fine gennaio dovrebbe arrivare il vaccino. “Non c’è un orientamento per l’obbligo del vaccino, ma lo raccomandiamo”, preannuncia, “io lo farò senz’altro perché quando sarà ammesso sarà sicuro e testato. Sarà disponibile prima per le categorie vulnerabili ed esposte”. 

In particolare il governo sottolinea lo sforzo che si continua a compiere per venire incontro ai settori più sacrificati della società. “Abbiamo stanziato 2 miliardi aggiuntivi ed è previsto uno scostamento di 8 miliardi, sappiamo quanto vale il Natale”, scandisce Conte, “Abbiamo messo sul tavolo consistenti ristori. Continueremo ad intervenire per i lavoratori rimasti fuori dal primo intervento, anche con dei decreti per le città turistiche”.

Adesso si passerà “alla cultura, allo spettacolo e al turismo” così come “per partite IVA e autonomi. Lo scostamento che abbiamo chiesto è dedicato a loro”.

Berlusconi responsabile, Ungheria e Polonia no

Le conseguenze politiche nell’immediato si iniziano a profilare. Il Presidente del Consiglio non a caso apre la porta alla collaborazione con Silvio Berlusconi, senza però superare il punto di non ritorno.

“C’è un dialogo da tempo con Forza Italia in Parlamento”, spiega ancora, “Auspico una collaborazione con Forza Italia come l’ho auspicato con tutte le forze opposizione. Infatti, ci siamo seduti al tavolo con l’opposizione, sono anche venuti a palazzo Chigi. E l’ultima volta hanno detto che il confronto lo vogliono in Parlamento”.

“Io ero, sono e sarò disponibile”, tende la mano, “Devo riconoscere che Forza Italia si è predisposta per un dialogo costruttivo. E ha anche spiegato che non vuole allargare la base del governo ma restare all’opposizione”.

Insomma, un “approccio dialogante e costruttivo. È emerso il loro senso di responsabilità”.

Diverso il discorso sulle agitazioni di categoria annunciate in questi giorni.  “Lo sciopero è un diritto, non entro nel merito della decisione”, manda a dire il Presidente del Consiglio. “ma non credo sia questo il momento di scioperare. Farlo per il rinnovo contrattuale e per incrementare le risorse già cospicue stanziate in manovra, non è un bel messaggio per il Paese”.

Un bel messaggio dovrebbe arrivare però anche dall’Europa. Conte entra nel merito delle resistenze opposte da Polonia e Ungheria sul Recovery Fund, con un indiretto ma chiaro avvertimento: “Il Consiglio europeo di dicembre sarà decisivo. Confido che i paesi che hanno posto il veto sullo stato di diritto rivedano la posizione. È giusto che lo facciano perché altrimenti danneggeranno le loro stesse economie”. 

Quanto ai dubbi di Bruxelles per i ritardi nel mettere a punto un vero progetto di spesa, “già a febbraio presenteremo il piano nazionale italiano, siamo poco in ritardo rispetto ai tempi iniziali ma c’è un’interlocuzione settimanale con la Commissione europea”.

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