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Potenza dei ricordi: quel 2 a 2 del gennaio ’68, poi il terremoto

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: SPORT


Domenica 14 gennaio 1968. Alla vigilia del suo undicesimo compleanno, un ragazzino litiga con la mamma che s’illude di potergli vietare di andare allo stadio con l’amico Toti a vedere Palermo – Potenza. Fa un freddo cane e quel testone non vuol sentirne di rinunciare all’appuntamento con la sua squadra che è in testa alla classifica di Serie B. Alla fine, con la mediazione di papà e la minaccia di non poter ospitare i suoi amici l’indomani se fosse arrivato il meritato malanno, il ragazzino s’imbacucca e parte. La fermata in via Libertà davanti al Chiosco Giannettino. Ecco l’autobus dipinto con due tonalità di verde separate su tutta la lunghezza della fiancata da una sottile striscia giallorossa che richiama i colori fasulli della città. Per riscaldarsi con i veri, al ragazzino basta un’occhiata alla tabella con la scritta “STADIO” e i colori rosanero in diagonale poggiata sul finestrino dietro la schiena del bigliettaio.

Dopo una calca in autobus che oggi costituirebbe attentato alla salute pubblica, il ragazzino arriva allo stadio. La coda al botteghino evitata allungando qualche spicciolo al bagarino, il solito spingi-spingi all’ingresso, i soliti scalini scolpiti ad arte nella notte sui muri di cinta di tufo per agevolare i “portoghesi” più atletici. Mi siedo con Toti in Gradinata; alle mie spalle il muretto bianco con i merli guelfi del nostro fortino.

Sta per iniziare la partita. Un rumore strano, un tremore sotto il sedere. Qualcuno comincia a gridare: “il terremoto, il terremoto”. Ma chi se ne frega del terremoto: tra poco gioca il Palermo capolista. Passano pochi minuti e il trambusto aumenta, ma non per il panico che spero non abbia preso mia madre. Hanno aperto i cancelli per far defluire il pubblico; eppure in tanti, invece di uscire, entrano per vedersi la partita “a sbafo”. Per una volta, gli scalatori possono rinunciare al domenicale free-climbing e i ragazzini con i primi peli di barba sul volto possono estendere le gambe e riacquisire la loro statura “da grandi”.

Il Palermo, guidato da don Carmelo Di Bella, schiera la squadra titolare con l’eccezione del portiere Geotti che sostituisce il mio idolo, il grande “Stecco” Ferretti che avrebbe celebrato anche lui il compleanno il giorno dopo. Stecco era un portiere essenziale nello stile e persino nell’abbigliamento: rigorosamente in nero, non usava i guanti neppure in pieno inverno (e con i palloni di quei tempi). Ricordo quella grande squadra, certo che a qualcuno scenderà la lacrimuccia: Ferretti (Geotti), Costantini, De Bellis; Lancini, Giubertoni, Landri; Perucconi, Landoni, Bercellino, Benetti, Nova. La partita comincia benissimo e alla fine del primo tempo vinciamo 2-0; purtroppo nella ripresa, complice l’infortunio del libero Landri, il Potenza pareggia. Torno a casa deluso e infreddolito. La scossa? Ma quale scossa; domani è il mio compleanno e ci sarà la festa a casa mia. Se non mi “acchiana” la febbre, s’intende.

Nella notte successiva, quella tra domenica e lunedì, il vero cataclisma. Ricordo distintamente tre scosse e soprattutto, prima di ogni replica, lo straziante miagolio del gatto degli amici dell’attico venuti a cercare rifugio e compagnia da noi al secondo piano. Ebbi allora il primo incontro con le capacità extra-sensoriali degli animali. Analoga sensibilità mancò alle Autorità di questa nostra Terra dei Cachi che, proprio come a Messina 60 anni prima, comprenderanno tardivamente la gravità di un sisma i cui effetti furono amplificati dalla sequenza delle scosse iniziata mentre quel ragazzino testardo, intirizzito e incosciente si sedeva sui gradoni gialli del suo stadio.

Dopo il rinvio della successiva partita interna con il Foggia, la cavalcata trionfale del Palermo verso la Serie A non si fermerà più. A sancire un’inattesa e meritatissima promozione con due giornate d’anticipo, la vittoria proprio sul campo di Potenza con gol nel finale di Nova. Un campionato iniziato in sordina e senza i favori del pronostico, una squadra compatta dietro il suo condottiero siciliano, un anno particolare segnato dal dolore e dai lutti, il Potenza che gioca alla Favorita. Quanti richiami. Chissà… È passato oltre mezzo secolo. Quel ragazzino è cresciuto, il suo sogno di vittoria rosanero non invecchia mai.

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