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Saraniti, il guerriero di Palermo che lotta per amore e per la serie A

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Un guerriero che combatte per amore. E’ questa la sintesi di Andrea Saraniti, il calciatore palermitano giramondo classe ’88 che ha cambiato tantissime maglie (dodici tra prestiti, acquisti e ritorni), lasciando un pezzo del suo cuore in ogni squadra e città. Senza mai arrendersi. Basta fare un giro sui suoi profili social per vedere come i tifosi, da Lecce a Vicenza passando per Viterbo, conservino gelosamente il suo ricordo.

Umanità e semplicità. Andrea quel rispetto se l’è guadagnato lottando contro percorsi colmi di ostacoli. Lo ha fatto quando gli chiesero di giocare a tennis ma per lui quella pallina era troppo piccola da calciare. La mamma non approvava e neanche il papà: la presero malissimo. Ma la voglia di calcio di Andrea ha sempre sovrastato tutto. Lo ha fatto giovane, giovanissimo, quando per il vero amore ha lasciato casa (altra scelta contestata) per andare a vivere con Rosita. 21 anni lui e 19 lei. Lui di Palermo, lei di Messina: due anime belle che si sono legate indissolubilmente per una vita insieme. “Galeotto” fu quel bacio in discoteca nel 2011. Andrea contro tutti. Come ha raccontato a Gianlucadimarzio.com, il suocero era tutt’altro che felice. “Era poco più che una bambina e lasciò l’università per venire a vivere con me – ha dichiarato Andrea -. Fortunatamente, poi le cose si sono messe a posto”.

Lungimirante, sa quello che vuole. Adesso con Rosita ha una splendida famiglia e due bambine, Aurora e Alice. E un posto tra i professionisti. Perché “mollare” non è una parola che rientra nel suo vocabolario. Il suo presente, passato e futuro ha un nome dal sapore di simbiosi: “Andrea Rosita Saraniti” si legge su Facebook o Instagram. Non c’è Andrea senza Rosita e non c’è Rosita senza Andrea. E poi ci sono i gol, nella sua vita: magari non tanti, ma spesso sinonimo di punti, come ricordano ancora – ad esempio – alla Virtus Francavilla (9 reti e 3 assist in 20 presenze). L’uomo dal gol giusto al momento giusto, dicevano spesso di lui.

Reti per realizzare un sogno: quello di giocare almeno una stagione in Serie A. Con il Lecce di Liverani c’era quasi riuscito. Aveva ottenuto due promozioni e l’accesso alla massima serie. Ma arrivò la chiamata e l’ennesimo prestito. Nel mezzo, qualche infortunio di troppo. Ibrahimovic però insegna che non è mai troppo tardi anche a 32 anni. Ma lui con lo svedese ha poco a che fare. Ha l’animo opposto: umile e nobile. Tanto da dedicare ogni suo gol alla famiglia (all’“Esseneto” segnò e mise la palla sotto la maglia per annunciare l’arrivo di Aurora) e all’agente Pietro Liberti (tristemente scomparso 4 anni fa): colui che per primo aveva creduto nell’attaccante cresciuto nel quartiere Borgo Nuovo.

Nell’ultima partita contro La Juve Stabia ha aperto le marcature solleticando i sogni dei tifosi siciliani. E proprio Palermo può diventare il trampolino di lancio e l’ultima fermata per un bus che si chiama “sogno A”. L’emozione di ripartire e arrivare grazie alla città in cui è nato può fare la differenza. “La gente che ti vuole non va mai delusa”. Un suo pensiero lanciato anni fa sui social che descrive perfettamente il suo stato d’animo e spiega la grinta che anche contro le Vespe ha saputo mettere in campo.

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