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Palermo, boccata d’ossigeno prima del derby. Ma il vero superman è stato…

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: SPORT

Fino a quando del mondo del calcio faranno parte persone come Diego Foresti, direttore generale del Catanzaro, questo sport meraviglioso che in così tanti amiamo ma che ci fa incazzare assai continuerà ad avere un grande popolo di appassionati.

Avevo in mente di cominciare in altro modo il mio pezzullo di Vulcanico rosanero, che con grande piacere torno a scrivere per questo bel sito che mi fa l’onore di ospitarmi. E invece la mitica intervista post Catanzaro-Palermo di Foresti, che ho ascoltato e riascoltato ridendo compiaciuto, mi ha convinto che il personaggio numero uno di questa sfida, finita con un pareggio che per il nostro Palermo è ben più di un brodino caldo ma assomiglia a ossigeno puro, è proprio lui, il direttore generale del club giallorosso, simbolo dell’onestà, della sportività, della non ovvietà in un mondo che fa troppo spesso sfoggio e pratica di disonestà non soltanto intellettuale, di arroganza e aggressività che nulla hanno di sportivo, di stucchevole e scontata ovvietà nei commenti degli addetti ai lavori.

Come molti di voi avranno visto, Foresti si è presentato furioso in sala stampa al posto dell’allenatore del Catanzaro, dichiarando tra l’altro che “non è possibile vedere che si subisce un pareggio quando si è in superiorità numerica di due uomini e in vantaggio di un gol grazie a un rigore che forse per la prima volta ci danno qualcosa che non ci spetta”. E poi ancora: “Questo è un lavoro per loro ed è un lavoro da privilegiati. C’è tanta gente a casa senza lavoro, c’è gente che lavora per 900 euro al mese. Loro prendono tanti soldi, devono correre per un’ora e mezza di gara e non fanno neanche quello. Ora si cambia registro”.

Merce davvero rara e preziosa: un dirigente sportivo del calcio che ammette pubblicamente che la sua squadra ha avuto un mezzo regalo dall’arbitro e soprattutto che non difende con le solite sciocche scuse i propri giocatori dopo una pessima prestazione, trattandoli con un linguaggio che li assimila ad altri lavoratori e non come divetti del nulla, coccolati e viziati senza alcuna ragione. Bravo, bravissimo Diego Foresti, ho apprezzato profondamente: ce ne vorrebbero tanti come lui per fare il calcio migliore e più sano.

Gli altri protagonisti sono certamente: 1) Felice Evacuo, esecutore oltre che del rigore del vantaggio catanzarese anche dell’autogol del pareggio rosanero, talmente bello nella sua plasticità e nel tempismo dell’intervento da fare concorrenza alle sublimi autoreti del leggendario Comunardo Niccolai, stopper del Cagliari scudettato e icona della storia del calcio nel settore specifico dei gol nella propria rete;

2) Giacomo Crivello e Jérémie Broh, li metto insieme, che con i loro falli da irruenza cretina hanno deciso di fare concorrenza al Covid 19 nel privare il Palermo, facendosi espellere, di giocatori fondamentali per la prossima supersfida con il Catania;

3) dulcis in fundo il protagonista number one, il signor Daniele Perenzoni da Rovereto, arbitro dal fischio e dai cartellini facili, che forse per interpretare meglio la parte avrà studiato e ristudiato i filmati d’epoca dei più incazzosi Lo Bello, Gonella, Sbardella per esibirsi come quello che in campo comanda e non sente ragioni rispetto ai diktat del regolamento. Anche quando, come in occasione dell’ammuttune di Crivello a Di Massimo, poteva forse concedere quel rigore, ma limitarsi comunque ad ammonire il palermitano, che pure se l’è cercata e si è beccato le due previste giornate di squalifica dal giudice sportivo.

Sulla partita non dico altro perché non c’è nient’altro da dire: ribadisco che il Palermo si è preso un punto d’oro che non c’era più messo e ribadisco anche per la quinta volta in cinque pezzi, a costo di essere considerato noioso e ripetitivo, che senza un attaccante che fa gol e con una difesa così incerta la squadra di Boscaglia non può ambire ad un campionato da protagonista, anzi rischia grosso.

E ora concentriamoci su Palermo-Catania di lunedì sera 9 novembre, il derby che torna dopo sette anni tra molte attese e niente pubblico. Io credo che sarà comunque, anche se giocata in un clima surreale, una partita specialissima e una sfida incerta tra due squadre in un momento difficile, molto di più i rosanero. E intanto, da palermitano che vive alle pendici dell’Etna, ho già incassato le prime provocazioni e sfottutazze dagli amici catanesi e molte altre ne riceverò prima di lunedì sera. Ma io mi difendo bene…

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