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L'Italia divisa dal Covid. Cosa sostengono le regioni in rivolta

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

(AGI) – Qualcuno contesta tempistica e criteri, altri minacciano ricorsi, qualcuno arriva a sospettare il governo di accanimento contro le Regioni del centrodestra. Protestano i governatori italiani, soprattutto quelli delle ‘zone rosse’, contro il nuovo Dpcm illustrato nella tarda serata di ieri dal premier Giuseppe Conte. Il primo a prendere posizione, prima ancora che il presidente del Consiglio dei ministri apparisse in tv, è stato Attilio Fontana. Il governatore della Lombardia ha contestato la metodologia con la quale la sua Regione è stata relegata tra quelle che subiranno le maggiori limitazioni.

Fontana e Cirio, parametri di dieci giorni fa

“L’ultima valutazione della Cabina di Monitoraggio del Cts con l’analisi dei 21 parametri – ha argomentato Fontana – risale a circa 10 giorni fa”. Dati non aggiornati quindi, secondo Fontana che parla di “schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi”. Il governatore è tornato alla carica stamane: “Comunicare all’ora di cena che la nostra regione è relegata in fascia rossa senza una motivazione valida e credibile non solo è grave, ma anche inaccettabile. A rendere ancor più incomprensibile questa decisione del Governo sono i dati attraverso i quali viene adottata: informazioni vecchie di dieci giorni che non tengono conto dell’attuale situazione epidemiologica”.

Gli ha fatto eco il presidente del Piemonte Alberto Cirio. “Che fosse necessario irrobustire anche duramente le misure di contenimento al virus era evidente”, ha concesso ricordando di aver assunto misure in anticipo con ordinanze su scuola, capienza dei mezzi pubblici e centri commerciali. Ma, ha aggiunto, “il fatto che il governo abbia scelto sulla base di dati di 10 giorni fa, rischia di non tenere in considerazione tutti questi elementi e rischia di porre in una situazione più critica regioni che sono in una fase di miglioramento e non tenere invece conto del peggioramento di realtà del nostro paese”. 

Musumeci, penalizzate le Regioni governate dal centrodestra

 Ancor più dura la reazione di Nello Musumeci, presidente della Sicilia che ha parlato di “decisione immotivata” ricordando la possibilità di ricorrere alla giustizia amministrativa. “Eravamo assolutamente convinti che saremmo stati inseriti nella fascia gialla – ha detto – altre regioni che potevano stare al posto nostro e questo alimenta sospetti. Tutte le zone penalizzate sono regioni che appartengono al  centrodestra: non ho la certezza, ma il sospetto sì”.

Quello che viene solo accennato come un’ipotesi dal governatore siciliano, viene invece annunciato ufficialmente dalla  Calabria. “Impugneremo la nuova ordinanza del ministro della Salute che istituisce la zona rossa in Calabria. Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale”, ha affermato il presidente facente funzioni Nino Spirlì​: “Le costanti interlocuzioni che ho avuto in questi giorni con i membri del Governo e con il commissario Arcuri, al di là della grande disponibilità al dialogo da parte di tutti, non hanno prodotto – ha lamentato – alcuna modifica rispetto alla volontà, evidentemente preconcetta, di ‘chiudere’ una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta. Altre regioni, con dati peggiori dei nostri – ha spiegato ancora il presidente facente funzioni della Regione – sono state inoltre inserite nella zona arancione”

 Anche la Valle d’Aosta, nel suo piccolo, protesta. “Dalle interlocuzioni dei giorni precedenti con le Regioni, il Governo non ha tirato conclusioni: nella sostanza, le richieste delle Regioni, in particolare uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale, non sono state accettate”, ha dichiarato il presidente Eril Lavevaz, intervenuto, in consiglio regionale sulle nuove decisioni del Governo.

Toti, situazione pesante anche in alcune Regioni ‘gialle’

Rivendica il lavoro fatto nei giorni scorsi Giovanni Toti. Interventi che avrebbero evitato alla Liguria di finire nella ‘zona rossa’ per collocarsi in quella intermedia ‘arancione’.  “La Liguria da alcune settimane ha autoapplicato alcune misure previste dal dpcm, ovvero una sorta di coprifuoco a Genova, per quanto sia brutto chiamarlo così, chiusura di alcuni quartieri spezzini quando si è verificato il cluster, regole ferree sulla vendita di alcolici”, ha sottolineato: “Voglio pensare che il Cts abbia valutato anche questo. Sicuramente non bisogna minimizzare: la situazione è pesante anche in molte regioni considerate gialle”.

Non ha invece parlato Michele Emiliano, presidente dell’altra regione ‘arancione’, la Puglia, che si è limitato a inviare, nella tarda serata di ieri un comunicato, nel quale ribadisce la chiusura della scuole.

Prudente e consapevole di averla scampata Luca Zaia. “L’area gialla non è ‘area verde’ – ha sottolineato – il virus c’è e il giallo al semaforo dura poco e poi c’è il rosso. Non è un gioco a premi né c’è da vantarsi di essere i primi della classe perché può accadere di tutto da qui ad una settimana. Non ci deve essere entusiasmo oltre misura e bisogna ricordare che c’è una componente che ci fa passare da giallo ad arancione o a rosso che dipende solo dai cittadini”. 

De Luca, servivano misure uguali in tutta l’Italia

Critico, nonostante la zona gialla, Vincenzo De Luca che si è detto “convinto della necessità di misure nazionali unitarie, anche più rigorose, per una azione più efficace di contrasto al Covid, a fronte di una diffusione sostanzialmente omogenea del contagio”. Secondo il presidente campano “sarebbe fuori luogo ogni atteggiamento di autoconsolazione e di rilassamento” perché “la situazione è pesante”. Secondo De Luca “si rischia ora un paradosso, che chi è in zona rossa o arancione fra un mese riapre tutte le attività, avendo frenato il contagio; e chi oggi chiude gli occhi, dovrà bloccare tutto nel periodo natalizio”.

Dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti è arrivato un richiamo al senso di responsabilità. “Occorrono regole, per avere chiari i confini dei nostri comportamenti”, ha affermato: “Serve il sostegno a chi non ce la fa. Serve la responsabilità di ciascuno di noi. Ora lottiamo tutti e tutte, uniti, insieme, perché anche questa volta possiamo farcela e ce la faremo”.

Il presidente toscano Eugenio Giani, dalla ‘zona gialla’, apprezza il provvedimento del governo. “Avrei accettato anche un lockdown nazionale. Ma i tecnici devono parlare meno e fare il loro lavoro”, ha detto sottolineando che il provvedimento di Conte gli sembra “ben costruito” in quanto “fissa criteri oggettivi per poter graduare gli interventi nei vari territori”. Giani ha affermato che “non serve ai cittadini il braccio di ferro tra regioni e governo” perché “gli italiani devono vedere un volto unico delle istituzioni”. 

Bonaccini, l’importante è invertire la curva pandemica

Punta sul concreto Stefano Bonaccini. “Non esistono zone verdi – ricorda il presidente dell’Emilia Romagna – la priorità ovunque nel Paese è una sola: invertire la curva pandemica, frenare il contagio, perché la situazione e’ peggiorata nelle ultime settimane. Dobbiamo evitare che nelle prossime settimane le strutture sanitarie e ospedaliere subiscano una pressione tale da mettere in discussione servizi e prestazioni ordinarie, per tutelare la salute di ogni persona”.

Pragmatico anche il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. “Anche se siamo una delle regioni italiane ad aver raggiunto gli obiettivi fissati dal ministero della Salute con una disponibilità di 175 posti letto di terapia intensiva – ha spiegato – il nostro sforzo è volto da un lato ad aumentare ulteriormente la disponibilità dei reparti Covid attraverso un riassetto delle strutture ospedaliere e, dall’altro, ad attuare misure di tracciamento e contenimento del contagio per ridurre il più possibile la pressione sul sistema sanitario regionale”.

E c’è anche chi, almeno apparentemente, è caduto dalle nuvole. “Che le Marche erano finite nella zona gialla l’ho saputo dai giornalisti durante una conferenza stampa”,  ha ammesso il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. “C’era stato anticipato che, probabilmente, per la nostra regione non ci sarebbe stato bisogno di una mia ordinanza – ha poi spiegato – e quindi immaginavo che per noi si sarebbe trattato dello scenario migliore. Più che la paura del colore abbiamo temuto che il contagio continuasse a crescere, invece abbiano visto che, seppur alto, sembra stabilizzarsi e speriamo che continui così anche nei prossimi giorni”. 

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