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Il Palermo dei… liceali: tutti all’attacco al grido di “comu finisci si cunta”

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: SPORT

Guardando con crescente disappunto e anche un po’ di fastidio la partita Bisceglie -Palermo sul mio computer, nell’ultimo quarto d’ora mi sono ricordato dei bei tempi del liceo, quando giocavamo le nostre appassionanti partite dei campionati di calcio studenteschi contro gli altri istituti superiori.

Era bello e divertente perché eravamo picciottazzi pieni di vita, ma soprattutto perché a un certo punto, quando c’era un risultato da recuperare, saltavano tutti gli schemi e l’organizzazione in campo, se ne andava a quel paese tutta la presunta serietà e finiva che tutti si buttavano all’assalto dell’area avversaria alla ricerca del gol o dei gol che servivano. Due i concetti fondamentali: amunì, tutti all’attacco e comu finisci si cunta.

Ecco, allo stadio di Bisceglie, nell’ultima fase e con i padroni di casa saldamente in vantaggio per 2-0 con i gol di Maimone e Mansour, è accaduta la stessa cosa: Boscaglia ha schierato la squadra con cinque attaccanti in campo su undici giocatori, ad un certo punto c’erano insieme le cosiddette punte Floriano, Rauti, il commovente Santana, Saraniti e Silipo, che però faceva il centrocampista arretrato.

Come dire: amunì Palermo, tutti all’attacco e comu finisci si cunta. Che nelle partite del liceo può avere un senso ed essere pure divertente, ma qui, in una partita di Serie C giocata da una squadra teoricamente ambiziosa e comunque di grande nome e blasone come il Palermo significa purtroppo altre cose: goffaggine, mancanza di lucidità, caos, affanno, evanescenza, sensazione di disperazione già dopo sole quattro partite giocate, che è eccessivo e soprattutto è un pessimo segnale. Potrei aggiungere una facile battutaccia: i cinque attaccanti in campo tutti insieme uno buono non l’hanno fatto, visto che il gol del 2-1 finale, il primo del Palermo in campionato ed è l’unica nota positiva di Bisceglie, lo ho segnato l’ultimo arrivato Luperini che punta non è, anche se in passato ha dimostrato di avere una buona dimestichezza con le reti avversarie.

La colpa non è dei cinque attaccanti, nessuno dei quali peraltro ha le caratteristiche tecniche del cosiddetto “bomber” cioè di chi il gol lo deve fare di mestiere, ma di chi ha deciso di mandarli tutti insieme in campo, senza essere al liceo ma in un campionato di Serie C pieno di squadre importanti, forti e competitive. Parlo ovviamente dell’allenatore Roberto Boscaglia: non mi associo e non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di farlo al brutale coro social di chi ne chiede già la testa e lo insulta pesantemente, ma sicuramente mi lascia perplesso – non scrivo e mai scriverò di questi tempi “mi preoccupa”, dato che la mia priorità di preoccupazioni è ahimè ben altra – questo approccio confuso e troppo prematuramente angosciato (qualcuno lo definisce presuntuoso e può anche starci) del tecnico rosanero alla fase decisiva della partita, mi fa pensare che la situazione complessiva del neopromosso Palermo è già molto complicata anche dal punto di vista “ambientale”, del clima che si respira nella squadra, forse perfino al di là delle tre sconfitte in quattro sfide, dell’unico punto che fa ultimo posto in classifica e dell’unico gol finora realizzato.

Ma la responsabilità è anche di chi ha messo a disposizione del tecnico, che da parte sua lo ha consapevolmente e volontariamente accettato, un organico che, l’ho già scritto e comunque lo ripeto, ha con tutta evidenza carenze strutturali ben precise: non c’è la punta avanzata di riferimento di peso al quale servire i palloni per metterli dentro e la difesa continua a fare acqua, come ulteriormente dimostrato dal secondo gol del Bisceglie. Se a questo si aggiunge l’incomprensibile ostracismo (non si capisce se dell’allenatore o della società) nei confronti di Martin, unico valido ragionatore di centrocampo a disposizione capace di mettere un po’ d’ordine tra i reparti della squadra, si comprende bene perché già suonano numerosi e fragorosi i campanelli d’allarme sul futuro del Palermo.

Lo sappiamo fin dall’inizio di questa avventura: piccioli non ce ne sono, il presidente Mirri fa il possibile, ma forse il team tecnico qualcosa di meglio poteva inventarlo anche con pochi soldi e comunque bisogna tentare adesso di acchiappare qualche giocatore svincolato di peso ed esperienza, altrimenti la vedo davvero dura, nell’infernale palude di questo campionato anche la salvezza di questo passo potrebbe diventare complicata.

Ma intanto bussa già alle porte un’altra difficile partita allo stadio Barbera contro la Turris, in vetta alla classifica insieme a Bari e Teramo. Un altro duro scoglio per Boscaglia e i suoi uomini, che speriamo di cuore possano sorprenderci e invertire la incerta rotta intrapresa.

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