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Stretta anti-Covid: i Comuni potranno chiudere le Piazze della movida dopo le 21 

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI –  “Il provvedimento dovra’ consentirci di affrontare la nuova ondata. Non possiamo perdere tempo. Dobbiamo scongiurare un nuovo lockdown. No ad una nuova battuta d’arresto” per la nostra economia. Ed ancora: “La curva del contagio è preoccupante, i numeri sono seri, c’era l’urgenza di intervenire. La situazione e’ critica. Il governo c’e’ ma ognuno deve fare la propria parte mantenendo un atteggiamento di responsabilità e rispettando le precauzioni”. Il premier Giuseppe Conte, al termine di una giornata di fitte riunioni si presenta in conferenza stampa per illustrare il nuovo Dpcm.

Dopo un confronto con le regioni e gli enti locali che hanno criticato l’atteggiamento di chiusura del ministro dell’Istruzione Azzolina sulla didattica a distanza e sulla possibilita’ di inserire nel Dpcm ulteriori scaglionamenti negli ingressi nelle scuole. Confronto andato avanti anche nella riunione con i capi delegazione con i ministri Franceschini, Boccia Speranza che – viene riferito – si sono fatti carico di portare avanti le richieste dei governatori. Alla fine entrano nel Dpcm le misure che prevedono turni anche nel pomeriggio, un maggior ricorso alla Dad e l’obbligo degli studenti dei licei superiori di non entrare prima delle 9.

Ma il premier Conte difende la didattica in presenza, “è fondamentale” dice. Il capitolo sulla scuola è quello piu’ delicato ed infatti al centro del dibattito nel governo. Come la possibilita’ di chiudere o meno le palestre, con il ministro Bellanova contrario. Il premier, in comune accordo con il Cts, da’ tempo una settimana ai centri di fornirsi di tutti i protocolli, “altrimenti si chiude”.

Altro scontro è con i comuni. I sindaci “potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le ore 21 di vie e piazze dove ci saranno assembramenti”. Si tratta dell’articolo 2 bis del nuovo Dpcm che prevede la possibilita’ di intervenire su aree mirate in funzione anti-movida ma arriva subito la protesta dei primi cittadini.

Sulle barricate il presidente dell’Anci Decaro: “Il Governo – scrive in una nota – senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo”. 

Il presidente del Consiglio che ha sentito prima di firmare il Dpcm i presidenti delle Camere (riferira’ in Parlamento tra martedì e mercoledì) e i leader dell’opposizione (“Una telefonata di un minuto, questa non è collaborazione”, dice Salvini) assicura che c’e’ dialogo, anche se alcuni presidenti di regione lamentano di aver avuto poco tempo nel visionare il Dpcm.

“Saranno previsti ristori per gli imprenditori che verranno penalizzati”, dice Conte, “ma no elargizioni a pioggia”. L’aumento dello smart working arriverà con un provvedimento del ministro della Pubblica amministrazione ma alcuni governatori osservano come l’obbligo di fare riunioni in remoto nella Pa provocherà confusione e danni.     

Per quanto riguarda le misure confermato che i ristoranti potranno restare aperti fino alle 24 ma ai tavoli dovranno esserci solo 6 persone e dalle 18 si potrà consumare solo seduti. Stretta sullo sport dilettantistico. Sì agli allenamenti, no alle competizioni: “Rimane vietato lo sport di contatto a livello amatoriale e non sono consentite competizioni per attivita’ dilettantistica di base”.    

 La premessa del presidente del Consiglio è che “non siamo come in primavera”, ci sono delle criticità (“Dobbiamo evitare che ci siano le file per i tamponi”) ma è d’obbligo tutelare la salute ma anche l’economia visto che “nel terzo trimestre avremo una ripresa vigorosa”.     

L’ultimo accenno è al Mes. Il presidente del Consiglio frena nuovamente: “I soldi del Mes sono prestiti. Non e’ la panacea come viene rappresentato”. “Il vantaggio in termini di interesse e’ contenuto”, dice il presidente del Consiglio, “sono duecento milioni”. “C’e’ un rischio che gli analisti colgono”, aggiunge. “Se avremmo bisogno di cassa tra gli strumenti di cassa c’e’ anche il Mes”. Ed ancora: “Se prendiamo i soldi del Mes dovro’ intervenire con nuove tasse e tagli di spese”.

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