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Mirri e il peccato del “fare” a Palermo. Ma le colpe stanno anche altrove…

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Mi onoro dell’amicizia di Dario Mirri. Un’amicizia nata in quel settore dello stadio intitolato a suo zio, amico di gioventù di mio padre, che noi che abbiamo visto Stecco, Bugia e Torero Camomillo continueremo in eterno a chiamare “Gradinata”. Un’amicizia corroborata dal comune sentire sui giudizi sul Palermo di Zamparini che ho espresso nella mia pluriennale attività di tifoso commentatore dilettante. Ed è forse per questo che l’amarezza per i deludenti risultati della nostra squadra in questo avvio di campionato è accentuata dalle critiche, che ritengo eccessive e che registro nei suoi confronti da più parti. Si va da giornalisti che definire tali è generoso persino per un dilettante come me colti da un’inedita vis polemica che contrasta con la complice accondiscendenza dei tempi di Zamparini, a tifosi che sembrano non aspettare altro che gli attuali rovesci per riversare il loro campionario di dietrologia, insulti e lamentele in puro stile panormita.

Il peccato originale è l’essere un palermitano che vuole “fare” a Palermo. E poi ovviamente l’endorsement ricevuto da Orlando, sempiterno sindaco di una città “senza” che, tra un cumulo di munnizza, l’ennesimo cantiere che si chiuderà alle calende greche e le piste ciclabili improvvisate e impresentabili, ha raggiunto il nadir di popolarità presso i suoi concittadini. Eh già, il sempiterno (e quel galantuomo di Guarnotta) avrebbero dovuto favorire Ferrero, quello del “mi piace il rosa perché è il colore d’a fimmina”; lo stesso pittoresco soggetto che vorrebbero cacciare da Genova e che non pare esente da problemi finanziari e giudiziari. Sai che gioia fare del Palermo un satellite della Sampdoria, ancor meno di Salernitana e Bari che almeno “dipendono” da Lazio e Napoli.

Probabilmente l’unica alternativa credibile a Mirri era Colella, la cui uscita a sorpresa ha forse ostacolato le mire sul Palermo. In ogni caso, ritengo che se un imprenditore di quel livello decide di fare un investimento del genere non dovrebbe recedere alla prima delusione; a meno che la volontà di intervenire non fosse proprio strenua. E allora, sotto con “Mirri, niesci ‘a pila” che contrasta palesemente con “unn’avi ‘na lira”. Oppure il dietrologico: “Si deve rifare dei due milioni e ottocentomila euro che ha uscito”. Come se la volontà di rivalsa, morale e sostanziale, fosse una colpa e come se si ignorasse che oggi in queste categorie è più facile perder soldi che rifarsi da un esborso.

Sarebbe assurdo negare che i problemi ci sono; e che sono seri. Se il Palermo in queste prime partite è apparso slegato e atleticamente inferiore alle avversarie, se il campo di allenamento è inadeguato per stessa ammissione degli addetti, se la squadra è stata assemblata tardi e appare carente nella spina dorsale, se il Catania prende al centro della difesa due bucanieri affidabilissimi come Claiton e Tonucci mentre il Palermo affianca al nervoso Lancini della Serie D una riserva del Monza, se il Bari in attacco può scegliere tra Montalto, Antenucci, Simeri e Candellone mentre il Palermo punta su due ventenni all’esordio e su un veterano che di gol non ne ha mai fatti tanti, qualche grave errore di valutazione è stato commesso. È corretto imputare tutto questo a chi ha approcciato con entusiasmo un mondo che fino a poco più di un anno fa viveva dal proprio posto in Gradinata, o non piuttosto avrebbero dovuto agire meglio esperti professionisti che da anni frequentano il mondo del calcio dall’altra parte della barricata?

Si obietterà correttamente che in ogni barca il Comandante risponde di tutto l’equipaggio, dal primo ufficiale all’ultimo dei mozzi, e che se la rotta conduce sugli scogli piuttosto che in porto è sempre lui il responsabile. Ma quanti di noi negli “anni delle vacche grasse” abbiamo imputato a Zamparini la gravissima colpa di non saper rispettare i limiti della sua mansione e di voler fare contemporaneamente il presidente, il d.s., l’allenatore e il magazziniere ? Quante volte di fronte ai suoi voltafaccia, alle sue “scelte epocali” e ai programmi che duravano un battito di ciglia abbiamo maledetto la sua “follia”. Quanti allenatori che oggi vanno per la maggiore e quanti dirigenti non hanno resistito all’impazienza e all’invadenza di Zamparini e all’incapacità di confermare le scelte di fondo di fronte alle prime difficoltà.

Ed è proprio ricordando un recente passato che, dopo campioni e successi mai sognati in 120 anni di storia più nera che rosa ci ha riportato nell’inferno della Quarta Serie, invito tutti alla moderazione e alla calma. Questo stato di conflittualità permanente all’albore di una stagione che si preannuncia difficile e che, come la precedente, potrebbe anche non completarsi non giova a nessuno che ami il Palermo. Le critiche sono legittime e pienamente giustificate; ma proviamo a non ricadere negli errori del passato. Un passato fatto di erraticità di scelte e di vaghezza di programmazione a medio-lungo termine che ha condotto la navicella rosanero dove era fatale che finisse: sulla rovina degli scogli e nell’ignominia del naufragio.

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