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Immuni: è record di download, ma le ASL usano realmente i dati?

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

L'app Immuni ha fatto registrare un nuovo record di download la settimana scorsa: 1.400.000 in più che porta il totale a 8,1 milioni – circa il 21% degli smartphone del mercato italiano (dalla percentuale sono esclusi quelli usati dai minori di 14 anni). Numeri incoraggianti, esponenti del governo che continuano ad invitare la popolazione a scaricare l'app, e un sistema che comincia ad ingranare come testimoniano le oltre 8.800 notifiche di esposizione inviate.

Eppure sembra che qualcosa debba ancora essere messo a punto nella macchina burocratica che permette allo strumento di tracciamento di funzionare. Si ricorda che l'utente che scopre di essere positivo al virus deve chiedere assistenza ad un operatore sanitario per caricare i dati necessari ad avvertire gli utenti che sono stati a contatto con lui – l'operazione si effettua tramite la convalida di un codice monouso che non svela i dati personali dell'utente.

Ma cosa succede se l'operatore sanitario non fornisce l'assistenza necessaria? Semplicemente, il sistema di tracciamento si blocca, nonostante la buona volontà del cittadino che con senso di responsabilità decide di comunicare la sua positività.


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