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Bugani: "Affondiamo come la Costa Concordia e i capi pensano a salvarsi" 

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Ancora acque agitate nel Movimento 5 stelle. Dopo il primo affondo lanciato da Alessandro Di Battista (che torna nuovamente a ‘picconare’), arriva anche il duro j’accuse di Max Bugani, che paragona il Movimento 5 stelle alla nave naufragata davanti all’isola del Giglio: anche sulla Costa Concordia “c’era il personale che tranquillizzava, che diceva ‘non c’è pericolo, è solo un guasto all’impianto’. Ma mentre la nave, sfondata, imbarcava acqua, Schettino e la sua ciurma pensavano a mettersi in salvo”. Ecco, per l’ex socio Rousseau di Davide Casaleggio e consigliere comunale 5 Stelle a Bologna, “questo è quello che sta accadendo ai 5 stelle”.

Ovvero, “ci sono persone che stanno cercando di mettersi in salvo fregandosene della nave che affonda”, dice in un’intervista a la Repubblica: “I movimenti sono sotto gli occhi di tutti. Alcuni stanno cercando di garantirsi un futuro anche se il Movimento dovesse scomparire” punta l’indice accusatore Bugani, che precisa: “Mi riferisco soprattutto a cambi di posizione palesi, fatti per attirarsi le simpatie di alcuni poteri del nostro Paese”. 

Quanto al futuro del Movimento dopo gli Stati generali, Bugani incalza: “Quel che io penso è che questa guida collegiale possa nascere, ma non deve essere proposta nessuna cinquina. Gli iscritti dovrebbero essere liberi di fare dei nomi di persone interne al M5s. Nessun pacchetto preconfezionato. Anche nel calcio, ci sono allenatori bravissimi che però, se retrocedono, si dimettono. Questo doveva fare chi finora ha guidato, dopo le ultime sconfitte. Ma non è accaduto”.

E su Casaleggio, che ha sospeso i servizi di Rousseau per i mancati pagamenti, così si esprime: “Sta anche ridimensionando la sede, che è quella dove è nato il Movimento. È gravissimo. Vorrei dire a chi chiede ‘perché Davide, perché Davide’ che nessuna delle meravigliose idee di Gianroberto Casaleggio sarebbero mai state realizzate senza suo figlio. Davide c’è sempre stato, era lui che dava forma alle cose, e Rousseau l’abbiamo costruita lavorando come i matti mentre Gianroberto era in ospedale: era il suo sogno, il suo lascito al M5s”, tuttavia “Rousseau non è una piattaforma di servizio, anche se spesso è stata usata come carta igienica per pulire le decisioni prese dal capo politico con quesiti anche un po’ ridicoli. È piuttosto quel che consente al Movimento, con soli 300 euro al mese dagli eletti, di far politica senza sedi, senza dipendenti, senza milioni e milioni di costi fissi”, spiega Bugani. 

Intanto, una volta rotti gli argini, Di Battista continua ad attaccare, paventando la possibilità di lasciare il Movimento: “Se dagli Stati Generali del M5s dovesse uscire una linea maggioritaria, che rispetterei, evidentemente prenderei delle altre strade“, ha detto l’ex deputato pentastellato ospite di “Accordi e Disaccordi”. “Io non ho degli incarichi di governo. Per quanto mi riguarda la politica significa solo Movimento 5 stelle. Per ora è inutile fare una politica dei se e dei ma”.

Quindi, Di Battista ha ricordato: “Io non volevo il governo con il Pd e suggerii delle alternative che non erano tornare al voto”. “Poi c’è stato il Covid, questo governo si è comportato in maniera più che dignitosa – afferma – anzi ottima per quanto riguarda l’emergenza sanitaria. E poi si è andato avanti. Per questo è il trapassato remoto. Mi interessa ora guardare avanti anche per la salute del Movimento 5 stelle”. “Se mi interessa che questo governo prosegua? Assolutamente sì”, dichiara Di Battista.

“Per quanto riguarda un’alleanza strutturale e organica con il Pd – afferma ancora -, questo finirà per indebolire il Movimento 5 stelle e al ritorno del bipolarismo. Questo sarà estremamente negativo soprattutto per il M5s”. Infine, ha rivelato: “Luigi Di Maio mi chiese di entrare nella squadra di governo. Avevo delle perplessità, ma dissi: ‘D’accordo, per il bene del Movimento lo faccio’. Poi ci fu un veto del Pd e mi dissero che doveva entrare anche la Boschi”. Secondo l’attivista romano le cose andarono così: “Mi venne detto che il Pd aveva posto un veto sulla mia persona, il che tra l’altro neanche mi dispiacque”. 

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