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Amazon e sicurezza sul lavoro, più infortuni nei magazzini con robot

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Nei magazzini automatizzati di Amazon ci si fa più male che in quelli in cui c'è solo personale umano, stando a dati interni della società stessa trapelati grazie a Reveal.

Le statistiche raccolte tra il 2016 e il 2019 indicano che il tasso di infortuni seri era superiore del 50% nei magazzini robotizzati rispetto a quelli tradizionali. Uno degli esempi peggiori è BFI3, uno dei fulfillment center a sud del quartier generale della società a Seattle: ben 22 lavoratori su 100 hanno subìto infortuni "seri". Nel complesso, ben 14.000 incidenti sono stati registrati nel 2019, ed è un dato in crescita rispetto agli anni precedenti. È interessante osservare che il numero di infortuni raggiunge il picco nei momenti più frenetici dell'anno – per esempio il Prime Day e il periodo di acquisti natalizi inaugurato con il Black Friday.

A quanto pare il problema principale sono i ritmi imposti da Amazon. Se nei magazzini senza robot a ogni dipendente è richiesto di scansionare almeno 100 codici a barre l'ora, in quelli robotizzati questa richiesta è addirittura quadruplicata. I dipendenti non riescono a stare dietro ai robot (sempre più diffusi) senza farsi male. Già nel 2015 l'OSHA (l'ente americano che si occupa di malattie professionali) aveva suggerito di far cambiare mansione ai magazzinieri a rotazione nel turno, in modo da ridurre i movimenti ripetitivi prolungati, ma Amazon non l'ha mai fatto.


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