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Il Veneto non tradisce Luca Zaia, il 'doge' del fare

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Venezia, 21 set. – Qualsiasi cronista tra i tanti che seguono Luca Zaia con una certa costanza, sa benissimo riconoscere il momento esatto in cui il governatore pronuncerà le due frasi topiche dei suoi discorsi: “pancia a terra” e “male non fare, paura non avere“. Due modi di dire che, al di là dell’ironia, chiariscono meglio di ogni altro la cifra del suo governo (e probabilmente anche del suo successo).

L’immagine di Luca Zaia è da sempre quella di un uomo del fare, del cuore lanciato oltre l’ostacolo (le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, la Pedemontana, il referendum per l’autonomia o le colline del Prosecco patrimonio dell’Unesco), della prima linea, degli innumerevoli punti stampa e sopralluoghi in occasioni di catastrofi come durante la tempesta Vaia, le alluvioni o l’emergenza Covid19.

Ed è probabilmente questa la ragione del successo di una carriera che dal 1993 quando fu eletto consigliere comunale di Godega di Sant’Urbano (Treviso) non conosce battute d’arresto. Prima consigliere comunale, poi consigliere provinciale, assessore provinciale, presidente della Provincia di Treviso, vicepresidente della Regione Veneto, ministro per le Politiche Agricole e da due mandati consecutivi governatore del Veneto.

Il tutto guadagnandosi da anni ormai il titolo di governatore più amato d’Italia e uscendone indenne (e del tutto pulito) da inchieste come quella sul Mose o da scandali come quelli sui bonus Covid 19.

Ma la sua abilità più grande viene probabilmente dall’essere in grado di scansare anche e soprattutto lusinghe e complimenti, in molti casi più minacciosi delle critiche e degli attacchi. Luca Zaia non crede ai sondaggi che di volta in volta lo proclamano politico più amato d’Italia e rifugge aspirazioni romane o scontri per la leadership del partito (nonostante la “sua” Lega sia indubbiamente differente da quella di Matteo Salvini).

Quello che invece di sicuro non scansa né rinnega è la celebrazione dei mille campanili del Veneto e la sua presenza a feste e sagre (immancabile l’appuntamento alla Antica Fiera di Godega o ai tradizionali “pan e vin” dell’Epifania). E non è un mistero che da anni per “stare tra la gente” abbia ormai rinunciato quasi completamente a vita privata, ferie o appuntamenti mondani.

Tante le esperienze lavorative fatte prima di approdare in politica: cameriere, uomo delle pulizie, muratore, docente privato di chimica, istruttore di equitazione, operaio in un’impresa di pellami, pr in discoteca e organizzatore di feste. Un curriculum capace di spiegare la sua “trasversalita’” nel raccogliere voti che vanno ben al di là dello schieramento politico (secondo i sondaggi la sua lista civica sarebbe un grado di superare ampiamente quella targata Lega) e che, evidenza dei numeri, pesca ampiamente anche dal bacino elettorale della sinistra.

E ora? Ora davanti al governatore, il “doge” per qualsiasi elettore leghista, si apre una sfida, anzi due: il terzo mandato consecutivo in Regione e “la madre di tutte le battaglie”, come lui stesso ama ripetere, l’autonomia del Veneto. 

 
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