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Lo scontro tra il Pd e la Lega si sposta in Europa

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Lo scontro tra Partito Democratico e Lega sulle Regionali si sposta a Bruxelles, dove il gruppo del del Carroccio al quale è iscritta anche la candidata alla Regione Toscana, Susanna Ceccardi, si è astenuto sul voto con il quale si chiedevano sanzioni nei confronti del leader Bielorusso Aleksandr Lukashenko.

L’impegno del Pd

La reazione del segretario democratico è caustica,”Che schifo!”. Parole, quelle di Zingaretti, che si comprendono meglio se si pensa alle iniziative messe in campo dal Partito Democratico in Parlamento e fuori. Le deputate, Lia Quartapelle e Laura Boldrini, appena due settimane fa, sono state in visita a Vilnius dove hanno incontrato la leader dell’opposizione Bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya.

La risoluzione

Ne è scaturita una risoluzione – che la commissione Esteri della Camera ha approvato con il voto unanime di tutti i gruppi presenti – che impegna il governo a richiedere al regime di Lukashenko la cessazione di ogni condotta repressiva dei diritti e delle libertà civili della popolazione bielorussa e il riconoscimento dei diritti e delle prerogative dell’opposizione. Inoltre, tra i vari punti della risoluzione c’è proprio l’impegno per l’attivazione di procedure internazionali per l’accertamento delle responsabilità individuali nelle violazioni dei diritti umani, finalizzando misure sanzionatorie ai responsabili di tali violazioni, evitando che eventuali sanzioni colpiscano i cittadini e la società civile bielorussa.

La strategia del Pd

Facile, date queste premesse, comprendere la levata di scudi del segretario che ha fatto dell’europeismo la cifra della discontinuità fra Conte Uno e Conte Due. Non solo: da settimane Zingaretti rimarca il feeling fra Matteo Salvini e la maggior parte dei leader nazionalisti, da quello di Viktor Orban a quello di Jair Bolsonaro, passando proprio per Aleksandr Lukashenko. Una anomalia europea, per il Pd, che mette a rischio anche le risorse del Recovery Fund.

Le accuse di Orlando

“L’Europa non lancerà i soldi dall’elicottero”, spiega Andrea Orlando, “ma ce li darà per l’innovazione tecnologica, la lotta alle diseguaglianze sociali, la transizione ecologica. Faccio fatica a immaginare la destra degli emuli di Salvini che fa le lotte alle diseguaglianze o che gestisce il 36 per cento del Recovery per la transizione ecologica mentre nega i cambiamenti climatici”.

Il ‘rischio destra’

Al contrario, Zingaretti può rivendicare il nuovo corso europeo come una conquista del suo partito: “L’Europa è di nuovo l’Europa dell’inclusione e questo è un grande successo dell’Italia e in particolare del Pd. La destra nazionalista aveva puntato tutto sulla distruzione dell’Europa e, fosse accaduto quello che volevano loro, a quest’ora saremmo morti”. 

La ricetta di Salvini

Il leader della Lega ha già lamentato lo scarso coinvolgimento delle opposizioni sul Recovery Plan, al quale lavorano governo e maggioranza, e sposta il mirino sul Mes. “Io questi soldi preferisco chiederli, visto che ci sono, ai risparmiatori italiani che solo la settimana scorsa hanno chiesto 84 mld di buoni del tesoro, e il governo gliene ha dati solo dieci. Se ci fidiamo degli italiani non abbiamo bisogno di alcun Mes”.

Il muo di Italia Viva

Parole che generano un fuoco di sbarramento soprattutto da parte di Itaia Viva che legge in filigrana la volontà di Salvini di mettere le mani in tasca agli italiani: “Salvini getta la maschera”, dice Matteo Renzi. “Lui non vuole i soldi dell’Europa, lui preferisce prendere i soldi dai risparmiatori italiani. Cioè la Lega non vuole il Mes e vuole la patrimoniale? Salvini mi sembra sinceramente impazzito. Noi vogliamo i soldi dall’Europa, non tassare ancora gli italiani”. poco dopo, però, arriva la precisazione del segertario della Lega: “No alla patrimoniale, al ritorno alla Fornero e a nuove tasse. Il Mes non fa il bene dell’Italia. La soluzione sono Buoni del Tesoro a lunga scadenza e a condizioni vantaggiose offerti a investitori e risparmiatori come tanti economisti suggeriscono (inascoltati) da mesi”. 

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