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Boss scarcerati: opposizioni di nuovo all'attacco, Bonafede si dimetta

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI –  Non solo le polemiche che investono la Scuola con la riapertura alle porte. Sul governo, nella fase tre della gestione del coronavirus, si scatena la bufera sui boss usciti dalle carceri durante la pandemia e non ancora rientrati negli istituti di pena.

A sparare ad alzo zero contro il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per chiederne le dimissioni, è l’opposizione. E questo, nonostante i decreti con il quale il Guardasigilli ha dato lo stop alla circolare del Dap che, ad inizio pandemia, aveva previsto la possibilità dei domiciliari. Su 223 esponenti della malavita, 112 si trovano ancora a casa: è la notizia che ha scatenato le reazioni .

Meloni ironizza: “Sommo scarceratore”

“È scandaloso che 112 mafiosi e narcotrafficanti scarcerati durante il lockdown non siano mai tornati dietro le sbarre e si trovino ancora ai domiciliari. Il ‘sommo scarceratore di boss’ Bonafede aveva giurato che dopo averli liberati li avrebbe riportati uno ad uno in galera, ma era una colossale menzogna”, scrive il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Fratelli d’Italia lo ha denunciato fin dall’inizio: per riportare i boss in galera bisognava revocare, e non semplicemente sospendere, la scellerata circolare del Dap che ha spalancato le porte del carcere ai mafiosi e cancellare immediatamente l’ignobile articolo 123 del decreto ‘Cura Italia’, che ha introdotto il nesso tra detenzione e rischio contagio. Bonafede abbia la decenza di dimettersi”, aggiunge il leader di FdI.

“E’ inaudito che il Governo sia in grado di recludere gli italiani ma incapace di rispedire nei penitenziari i membri delle cosche”, le fa eco il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida. Nel giorno dell’anniversario dell’assassinio del generale Dalla Chiesa, una notizia che calpesta il lavoro di chi quotidianamente combatte la mafia. Una situazione che rischia di aggravare ancora di più il lavoro di controllo delle forze dell’ordine. Ancora una conferma del fallimento dell’esecutivo guidato da Conte”.

E anche da Forza Italia, con Anna Maria Bernini, arriva la ‘condanna’: “Metà dei boss scarcerati per il lock down non sono mai rientrati in carcere nonostante un decreto stabilisse il contrario. È uno scandalo inaudito che offende e umilia le vittime della mafia”, dichiara, infatti, la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini. “Implacabile nel chiudere in casa i cittadini e incredibilmente permissivo nei confronti di capi e manovali delle cosche. Basterebbe solo questo per certificare il fallimento del governo”, nota. 

Bonafede replica che sulle scarcerazioni legate all’emergenza coronavirus “decise dalla magistratura in piena autonomia e indipendenza nel bel mezzo della pandemia”, il ministro della Giustizia ha “già avviato uno stretto monitoraggio per verificare l’applicazione dei due decreti antimafia”, che hanno imposto ai giudici di rivalutare le loro decisioni”, sostiene il ministro.

La maggioranza difende il ministro

Dalla maggioranza si levano gli scudi: “C’è una cosa su cui nè Salvini né Gasparri possono dare lezioni. La lotta alla mafia non ce la può certo spiegare chi vorrebbe sospendere il codice antimafia, attacca la magistratura, propone condoni ad ogni piè sospinto e nei suoi viaggi al sud non disdegna frequentazioni imbarazzanti”, scrive il senatore Dem Franco Mirabelli. E aggiunge: “Ma la malafede e la strumentalità diventa ancora più evidente quando il centrodestra agita di nuovo il tema delle scarcerazioni. Prima hanno denunciato 700 scarcerazioni e oggi si scandalizzano perché ancora 100 detenuti col 4 bis sono agli arresti domiciliari negando l’evidenza. La verità è che il decreto del governo, a cui la Lega e FI si sono opposti, ha consentito, senza violare le prerogative della magistratura di sorveglianza, di far tornare in carcere centinaia di detenuti col 4 bis che erano stati messi agli arresti domiciliari”. Per il senatore del Pd, “se non fossero accecati dalla propaganda e guardassero all’interesse del Paese dovrebbero ammettere di aver sbagliato a votare contro quel decreto che, anche le notizie di oggi lo confermano, è stato utile”.

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