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La campagna referendaria si scalda. I rischi per il Governo

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – La piazza del 12 settembre – convocata oggi dal Comitato per il no – potrebbe essere un unico contenitore per gridare le ragioni contro il taglio dei parlamentari. Niente lotte di bandiera, l’ipotesi in campo e’ quella di coagulare la ‘resistenza’ per una battaglia che – osserva chi da tempo si sta spendendo in questa direzione – potrebbe sortire effetti finora insperati. Non c’è solo il sondaggio pubblicato dal ‘Sole 24 ore’ secondo cui in Toscana, per esempio, i contrari alla riforma si attesterebbero al 52%.

La convinzione di questo ‘fronte’ è che da qui al 20 e 21 settembre i numeri siano destinati a crescere. Allo stesso tempo si è mobilitato il Movimento 5 stelle. Occasione ghiotta per intestarsi la partita: proprio ad una settimana dell’appuntamento elettorale ci saranno banchetti e gazebo per il “Vota sì day”, una giornata “in cui – annuncia il blog delle Stelle – siamo tutti chiamati a informare e a diffondere le ragioni del sì per il taglio di 345 parlamentari per le strade e nelle piazze italiane”.  Il taglio del numero dei parlamentari abbinato all’esito delle Regionali rischia di destabilizzare il governo, anche se i contrari nel Movimento 5 stelle – che non si sono presentati alla conferenza stampa degli esponenti di forze trasversali che hanno spiegato le ragioni del No – intendono tutelare il premier Conte. Proprio contro i tentativi di terremotare l’esecutivo è sceso in campo oggi il segretario dem Zingaretti con una lettera su ‘Repubblica’. “L’avversario e’ la destra ma chi vuole andare al voto lo dica”, il suo messaggio. Messaggio condiviso dalla maggioranza dem che punta il dito contro chi sta tentando di usare le urne “come una clava” anche contro il Pd.

Il sospetto di un ‘big’ dem vicino al segretario è che c’è un’ala del partito che punta a giocare allo sfascio, perfino in Toscana, per mettere fine all’alleanza con il Movimento 5 stelle e magari aprire la strada a Bonaccini e ad un possibile ricongiungimento con Renzi. Alla direzione dem convocata per il 7 settembre c’è chi prevede qualche intervento proprio per il ‘cambio’ dello schema. In questo momento il Pd si trova tra due fuochi. Non supportato – questa la tesi di diversi dem –  dal Movimento 5 stelle sui territori per le Regionali e senza l’ok alla legge elettorale prima della data delle elezioni. Un primo passo è stato compiuto oggi nell’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio: su proposta del presidente Brescia (che ha aperto anche alle richieste renziane di discutere sulla sfiducia costruttiva) si e’ deciso di adottare per martedì il testo base. Ma i tempi per un primo via libera in Commissione non ci sono anche per le resistenze Iv. Domani intanto i fautori del Pd per il taglio dei parlamentari terranno un incontro per ‘bilanciare’ i distinguo nel partito.

Il senatore Nannicini critica Zingaretti, reo di voler ‘politicizzare’ il referendum alla stregua di Di Maio. Ed anche altri dirigenti non della maggioranza sotto traccia sono rimasti sorpresi dalla presa di posizione del governatore della regione Lazio. Il timore dem e’ legato ai sondaggi e non solo. Intanto Salvini, pur schierandosi per il sì al taglio, attacca Pd e Renzi che a suo dire “vogliono salvare la poltrona con M5s”. E mentre Meloni sposta il tiro sulle Regionali (“Quella e’ la vera partita”), Berlusconi ribadisce le sue perplessità anche se per equilibri di partito ha deciso di lasciare libertà di voto. “Non sarà che i veri populisti sono i fautori del No?”, si chiede Di Maio. Ma all’interno del Movimento 5 stelle c’è chi invoca un intervento del presidente del Consiglio Conte, magari a pochi giorni dalle urne.

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