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Viminale, subito via 300 migranti dall' hotspot di Lampedusa

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Nelle prossime ore saranno portati via poco più di 300 migranti dall’hot spot di Lampedusa, ha annunciato il Viminale. “Per ridurre il sovraffollamento dell’hotspot di Lampedusa”, ha fatto sapere il ministero dell’Interno, “in nottata arriverà sull’isola la nave Dattilo della Guardia costiera che imbarcherà domani mattina 200 migranti”. E “la prefettura di Agrigento ha già disposto per questa sera il trasferimento di 128 migranti con le motovedette della Guardia di finanza e della Guardia costiera, dopo l’esito negativo del tampone”, rende noto il Viminale che, sottolinea, “segue con estrema attenzione la grave situazione legata allo sbarco di circa 400 migranti la scorsa notte a Lampedusa”.

“Nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro Luciana Lamorgese hanno deciso di ricorrere all’utilizzo di ulteriori tre navi, in aggiunta alle due già operanti, per la sorveglianza sanitaria dei migranti irregolari in arrivo”, fa sapere il ministero dell’Interno.  “Le due ulteriori navi saranno operative al massimo entro mercoledì prossimo, al termine della procedura di gara bandita lo scorso venerdì che prevede, già domani, alle ore 10, la scadenza del termine per la presentazione delle relative manifestazioni e l’aggiudicazione della gara nella stessa giornata”.

Musumeci si rivolge a Conte

Netta la presa di posizione del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci arrivata nelle scorse ore: “Ennesimo sbarco di 450 uomini a Lampedusa ma nessuno ha visto nulla! Avevamo chiesto a Roma di recuperare i mesi persi, senza nessuna programmazione. Avevamo chiesto un ponte aereo, di presidiare il Canale di Sicilia per impedire a questi squallidi mercanti di morte di continuare indisturbati. Mi rivolgo direttamente al presidente Conte. Lampedusa non ce la fa più. La Sicilia non può continuare a pagare l’indifferenza di Bruxelles e il silenzio di Roma”.

“C’è una emergenza umanitaria – prosegue Musumeci – e sanitaria. Lo dicono i numeri. Lo dicono i fatti. E non basta impugnare una ordinanza per negare la realtà. È tempo di decisioni forti. Presidente Conte, convochi il Consiglio dei ministri per affrontare l’emergenza di questi mesi, divenuta insopportabile in queste ore. Lo chiedo da presidente di una Regione che, come prevede lo Statuto, ha diritto di partecipare al Consiglio quando si affrontano decisioni che riguardano la mia Isola. Lo chiedo con rispetto, ma con fermezza. Non costringete i lampedusani a scioperi e serrate. È un luogo meraviglioso, quello: non merita questo trattamento!”.

Sindaco di Lampedusa annuncia lo “Sciopero”

Dopo il maxi sbarco di stanotte il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, non si trattiene: “Domattina convochero’ i rappresentanti delle associazioni di categoria dell’isola, dichiariamo lo sciopero generale”, dice Martello all’AGI. “Abbassiamo le saracinesche, il governo nazionale continua ad mantenere un silenzio che fa paura. Qualcuno puo’ ricordare a Conte che Lampedusa è italiana?”.

“Posso capire che non si vedono arrivare i barchini – aggiunge Martello – ma se un peschereccio di queste dimensioni con centinaia di persone arriva fin qui e nessuno se ne accorge, vuol dire che non c’è alcun controllo nel Mediterraneo. Ma che fanno le navi militari? Mica siamo in guerra, perché non le impiegano per interventi di sicurezza in mare, e per trasferire i migranti?”.

Il sindaco torna anche a insistere sulle condizioni di estrema precarietà dell’hotspot. “Il Centro di accoglienza è colmo oltre ogni limite di sopportazione umana, e l’Esercito che era stato inviato per evitare che qualcuno abbandonasse la struttura evidentemente non basta dal momento che c’è chi continua ad uscire dal Centro violando le disposizioni di sicurezza sanitaria”, afferma.

E ribadisce: “Domani ci riuniamo con gli imprenditori locali, dichiariamo lo sciopero sull’isola, questa situazione non ha precedenti. La gente in pericolo va aiutata, ma l’accoglienza umanitaria ha bisogno di regole perché qui adesso ad essere in pericolo siamo noi”.

 

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