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Altro che diesel: è lo streaming che inquina di più

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Chi pensa che guardare o ascoltare contenuti in streaming faccia bene all'ambiente si sbaglia di grosso. Non solo non è vero, ma è persino dannoso. Possibile dunque che rinunciare a packaging, plastica, carta, supporti di qualsiasi materiale sia comunque dannoso per la natura? Sì, secondo la stragrande maggioranza degli esperti mondiali. E tutto è – come prevedibile – da ricondurre agli enormi consumi energetici che proprio i servizi in streaming generano quotidianamente per entrare nelle case degli utenti.

Studi di questo genere esistono ormai da tempo: lo scorso anno, ad esempio, era stato fatto un confronto tra vinile, musicassette, CD e streaming per l'ascolto della musica, e proprio quest'ultima modalità "astratta" di fruizione non è che fosse uscita proprio bene dalla sfida. O meglio: chi ascolta poca musica può affidarsi allo streaming, altrimenti è meglio tornare ad acquistare il buon vecchio vinile.

Ed ora che la pandemia ha accelerato fortemente il consumo della (e sulla) rete, ecco tornare l'interrogativo: quanto incide lo streaming dei video, della musica, dei giochi – per non dimenticare i collegamenti per lavoro e didattica – sull'ambiente? Chiederselo è semplice, rispondere lo è sicuramente di meno, ma c'è chi ha fatto delle stime che non vogliono dare un responso "scientifico", ma semplicemente responsabilizzare i consumatori facendo capire loro che anche la fruizione di contenuti multimediali in streaming ha il suo costo (ambientale). Insomma, alle leggi della termodinamica non si sfugge nemmeno in questa occasione. E ciò vale soprattutto per i video in streaming, che rappresentano l'80% del traffico totale in rete.


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