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M5s e Pd sono più alleati di prima, ma c'è il grosso nodo Raggi

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – La base dà il via libera al terzo mandato per Virginia Raggi e apre le porte alle alleanze locali con altre forze politiche. Con 39.235 voti (80,1 per cento) sulla piattaforma Rousseau, i militanti del Movimento 5 stelle hanno detto sì alla modifica del mandato zero, consentendo così alla sindaca di Roma di ricandidarsi, intenzione annunciata dalla stessa Raggi qualche giorno fa e subito benedetta da Beppe Grillo in persona.

Semaforo verde dei militanti anche alle alleanze per le elezioni comunali: 329.196 i voti a favore. Ma la percentuale fa riflettere i pentastellati: il 59,9% della base è d’accordo a derogare alla linea fin qui seguita di correre da soli. Plaude il Pd che, con il segretario Zingaretti, accoglie con favore lo ‘sdoganamento’ delle alleanze, anche se dal leader dem arriva una doccia fredda: “Non sosterremo mai Virginia Raggi”, sentenzia.

I renziani: siamo diversi

Si sfilano invece i renziani, che mettono subito in chiaro: “Siamo geneticamente diversi dai 5 Stelle. Certo, siamo al governo insieme” e “la cultura riformista, garantista ed antipopulista che ci anima e caratterizza potrà certamente farci collaborare con loro, ma mai ci porterà a stringere un’alleanza strategica e politica, mai ci porterà a fonderci”, scandisce Teresa Bellanova.

E se il Pd la pensa diversamente, “liberi altri di fare scelte diverse”, “noi non moriremo mai populisti”, assicura. Il risultato su Rousseau viene accolto con soddisfazione dai vertici M5s, che nelle ultime ore avevano dato la volata al ‘cambiamento’. Da Luigi Di Maio a Roberto Fico, tutti sono scesi in campo per spingere l’avvio del ‘nuovo corso’.

La scelta è tra “continuare a combattere per provare a cambiare il Paese o restare a guardare”, è l’alternativa indicata ieri dal ministro degli Esteri, mentre il presidente della Camera prima della chiusura delle votazioni osserva: “Siamo cambiati in questi anni e continueremo a farlo, misurandoci con la realtà che evolve. Questo significa sapersi mettere in discussione, maturare, crescere, imparare dagli errori fatti e scrivere nuove pagine”.

Un problema di governance

Ma l’esito del voto (la cui tempistica, a ridosso di ferragosto, ha creato qualche malumore) riaccende, in parallelo, anche la discussione sul futuro del Movimento e sulla sua ‘governance’. Ora bisogna convocare i “già annunciati” Stati generali, afferma ad esempio il presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, “in un luogo e con tempi adeguati, con metodo democratico”.

“Contento per la grande partecipazione” Davide Casaleggio, che sottolinea: “Il vero organo collegiale decisionale del Movimento sono sempre stati gli iscritti ed è sempre stata la grande differenza dalle altre forze politiche”.

Per il viceministro Giancarlo Cancelleri “il M5s adesso si sta evolvendo sempre con il coraggio di fare scelte giuste e per il bene del Paese”. E Luigi Gallo avverte: le alleanze sono “uno strumento non un compromesso al ribasso”, mentre Luigi Iovino osserva: “Maturare non significa abdicare ai nostri principi”. Il ministro Federico D’Incà non ha dubbi: “Oggi è un giorno importante, il Movimento 5 stelle ha deciso di fare ancora una volta un passo in avanti cercando nuovi spazi e nuove strade per costruire il futuro”.

Del resto, per il titolare dei rapporti con il Parlamento “le maggiori responsabilità che dobbiamo affrontare necessitano anche di strumenti nuovi”. E il capo politico Vito Crimi mette in chiaro: “L’apertura certificata oggi non significa “consentire automaticamente ogni tipo di alleanza pre elettorale con chiunque. Ogni proposta andrà sempre vagliata e valutata attentamente”.

Il plauso di Zingaretti

Il ‘cambiamento’ pentastellato viene visto con interesse dal Pd, anche se tra i dem si levano voci dissonanti: Il voto degli iscritti M5s su Rousseau “è un fatto positivo. Siamo una alleanza tra forze diverse che rimangono diverse ma per governare bisogna essere alleati, non avversari”, è il primo commento di Zingaretti. Che poi spiega: “Siamo e rimaniamo una alleanza tra forze politiche diverse, ma se questa alleanza è più unita è un bene perché vuol dire meno polemiche, meno furbizie e meno sgambetti e più collaborazione, concretezza e velocità ed è ciò che il Pd auspica da tempo”. 

Detto questo, nessuna alleanza potrà esserci a Roma sul nome di Virginia Raggi: “Non la sosterremo mai”, scandisce. Ma guardando all’alleanza di governo, Zingaretti accoglie con favore anche le parole del leader Iv, meno belligeranti del solito e apparse invece più costruttive: “Non c’è nessun patto” con Di Maio, Grillo e Renzi, ma certo, osserva, “qualsiasi evoluzione verso una maggiore unità dell’alleanza è un fatto positivo per l’Italia e io penso anche per il governo. Anche le ultime dichiarazioni fatte da Renzi in un’intervista sono schiette e in gran parte condivisibili e aiutano ad aumentare la collaborazione”, sottolinea. 

Critico Matteo Orfini: “Le alleanze si decidono in base a visione del paese, progetti, programmi, cultura politica. Non con un improbabile sondaggio il 14 agosto su una piattaforma della Casaleggio. Il Pd recuperi autonomia e visione. E il coraggio delle proprie idee”. E il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, scrive sui social: “Rousseau dice sì all’alleanza col Pd. Non dico cosa penso di queste consultazioni via piattaforma, ma il Movimento 5 stelle ha almeno fatto finta di chiedere alla base cosa ne pensasse. Il Pd manco quello: dal ‘mai coi 5 stelle’ al ‘nuovo centrosinistra’ senza fare un plissè“. 

E a voto concluso, l’ex capo politico pentastellato esulta: “Da oggi inizia una nuova era per il Movimento 5 stelle”.

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