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Fortnite, e ora? Come giocarlo su Android e iOS e il punto della situazione

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Più Battle Royale di così non si può. Da una parte Epic Games, a cui in giornata si è affiancata anche Spotify, dall’altra Apple e Google. Le schermaglie di questi anni sono diventate una guerra vera e propria nelle ultimissime ore. La scintilla da cui è divampato l’incendio è scattata ieri, con la software house che ha deciso di forzare la mano, introducendo un metodo di pagamento diretto all’interno dell’app di Fortnite per iOS e Android per aggirare le commissioni da pagare ai due colossi del tech, pari al 30% di ogni transazione effettuata dai giocatori. Prima che scatti ferragosto, ricapitoliamo le ultime 24 ore, che sono state dense di eventi, tenendo traccia di tutte le ultime evoluzioni e cercando di fare il punto della situazione.

CHE COSA È SUCCESSO

In sostanza, con la sua mossa Epic Games ha invitato Apple e Google a bannare Fortnite, e la risposta non si è fatta attendere: dopo qualche ora Fortnite è stato eliminato sia dall’App Store che dal Play Store. Una conseguenza che i creatori del gioco più redditizio dell’intero mercato videoludico (pur essendo un free to play) non solo avevano messo in conto, ma hanno volutamente cercato. L’obiettivo è chiaro: mettere sotto i riflettori le proprie rivendicazioni, costringendo nel lungo periodo Cupertino e Mountain View a rivedere le proprie politiche, offrendo condizioni più vantaggiose ai proprietari delle applicazioni

Non a caso in mattinata non solo Epic Games ha depositato i documenti relativi all’azione legale intentata contro Apple (consultabili al link in FONTE), ma sul canale YouTube del gioco ha anche pubblicato un video, dal titolo Ninteen Eighty-Fortnite, che era già bell’e pronto e ribalta ironicamente un celebre spot di Apple ispirato a 1984 di George Orwell. Al grido (metaforico) dell’hashtag #FreeFortnite, Epic Games ha iniziato per prima una narrazione furba (e semplicistica) di buoni contro cattivi, oppressi contro oppressori, occupando subito la parte della ragione, in anticipo sui suoi avversari. Apple e Google hanno subito risposto, spiegando per filo e per segno come e perché il ban sia una naturale conseguenza delle violazioni messe in atto da Epic Games. E però non possono replicare  sullo stesso piano “emotivo” della comunicazione, né per farlo potrebbero impiegare lo stesso linguaggio scanzonato che invece è accessibile ad una software house.


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