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Il futuro del M5S passa per Rousseau, Di Maio benedice Raggi e alleanze

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Le scelte future del Movimento 5 Stelle su alcuni punti cruciali, ma anche identitari, passa per un voto sulla piattaforma Rousseau, mentre i pentastellati e il Pd seppelliscono l’ascia di guerra. E se la consultazione ferragostana degli iscritti promette di essere quantomai incerta, a spendersi sono i big del M5S, a partire dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. 

Le mosse col Pd e i quesiti in discussione

“Il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle hanno deciso di comune accordo di abbandonare alcune cause che li vedevano contrapposti. È inutile continuare ad intasare i tribunali perdendo tempo con vicende vecchie e superate, anche per coerenza rispetto al rinnovato clima politico”. La nota congiunta firmata Pd-M5s arriva in serata, come ‘corollario’ ai quesiti che i militanti sono chiamati a rispondere su ‘Rousseau’.

La deroga del tetto dei due ai consiglieri comunali, preludio – la tesi di tanti nel Movimento 5 stelle – al superamento del tetto in futuro anche per i parlamentari e il sì ad alleanze sul territorio fanno da preludio ad una rivoluzione che un’ala pentastellata stenta a digerire. Di sicuro c’è nella maggioranza dei parlamentari un’irritazione sul metodo imposto. In pochi erano a conoscenza che alla vigilia di Ferragosto – le votazioni sono cominciate oggi e si concluderanno domani alle 12 – ci sarebbe stata la ‘chiamata alle armi’ sulla piattaforma ‘Rousseau’.

“Questa è l’ultima mossa di Casaleggio, a settembre l’associazione dovrà essere gestita dai gruppi, altrimenti sarà scissione”, la protesta di diversi senatori e deputati. Ancora riecheggia il monito di Grillo, quel riferimento ad un Movimento senza sedi né tesori con la rete unica prospettiva della democrazia. Ma da settimane referenti di tutte le aree pentastellate (ma non Di Battista) sono al lavoro per ‘trasformare’ il Movimento in una vera struttura partitica, con il figlio di Gianroberto nel mirino perché – questa la tesi – si oppone al cambiamento che nei piani di chi vuole una gestione collegiale dovrebbe riportare al Movimento anche la gestione del simbolo.

L’accelerazione del sindaco di Roma Raggi che ha annunciato la ricandidatura ha spiazzato tutti e ancor più la decisione dei vertici di aprire ad un asse più strutturato con i dem. Ora si apre la prospettiva non solo di una alleanza alle prossime elezioni ma anche all’eventualità, per esempio, che nella Capitale dem e M5s possano convergere al ballottaggio. 

La presa di posizione dei big

I ‘big’, anche per orientare il voto che si annuncia – spiega un esponente di primo piano M5s – comunque incerto, sono scesi in campo per tirare la volata. “Non dobbiamo avere pregiudizi di alcun genere”, dice Di Maio, “se vogliamo continuare a cambiare le cose, dobbiamo prenderne contezza. La scelta è una: continuare a combattere per provare a cambiare il Paese o restare a guardare?”. “Bisogna avere il coraggio delle scelte per fare il salto di qualità e non rimanere sempre in mezzo al guado. Un processo naturale che per mantenerci forti dovrà per forza realizzarsi e con una certa celerità. A volte si rischia di perdere occasioni importanti. Anche il treno lo deve capire…“, dice il sottosegretario agli Interni Sibilia.

La partita sotto traccia non è legata solo al sì ad una riconferma della Raggi nella Capitale, la questione in gioco è anche sul no al tetto del doppio mandato. “Precludersi la possibilità di poter fare sempre meglio, di superare i propri limiti e scegliere a priori una regola che di fatto e’ stata derogata in singole occasioni, trovo sia stupido”, osserva il vice ministro al Mef, Castelli.

Ma sul metodo scelto, ovvero sulla ‘regia’ di Casaleggio, le chat dei parlamentari da due giorni ribollono. I direttivi, secondo quanto si apprende, hanno chiesto una riunione congiunta al capo politico Crimi. La risposta arrivata – secondo quanto si apprende – è stata che ad agosto sarebbe stato difficile organizzare un incontro al quale avrebbero dovuto partecipare non solo i deputati e i senatori ma anche i consiglieri regionali e comunali e gli attivisti. “Basta pensare che noi siamo dei soldati senza testa e senza numeri”, la protesta di numerosi deputati e senatori. Una protesta che si è allargata anche alla richiesta dei vertici pentastellati di rinunciare alla privacy in modo da adottare una linea trasparente sul caso dei ‘furbetti’ che hanno ottenuto il bonus alle partite Iva. Ieri sera altra e-mail per convincere i riottosi (una quarantina), ovvero chi non ha firmato l’autocertificazione o aderito all’iniziativa.

Gli scossoni del caso ‘furbetti’

Questa sera il capo politico Crimi ha deferito al Collegio dei Probi viri Rizzone, il deputato che ha chiesto e ottenuto i 600 euro. Domani alle 12 ci sarà l’audizione di Tridico, con il centrodestra che compatto chiederà un suo passo indietro. Il Pd pur mantenendo un atteggiamento critico non alzerà i toni e anche Italia viva, al di là delle accuse sulla gestione della macchina dell’istituto di previdenza italiano sia sull’erogazione della Cig sia sulle ‘schedature’ – questa la critica – dei parlamentari e dei consiglieri, non forzerà per ora la mano. Tridico sarà difeso a spada tratta dal Movimento 5 stelle ma nelle chat dei deputati in tanti in questi giorni hanno preso le distanze per una manovra che – questa l’accusa dei malpancisti – serve soprattutto a fini politici, ovvero per la campagna elettorale per il taglio dei parlamentari.

Chi esprime malessere nel Movimento giura sotto traccia che non farà alcuna iniziativa sul territorio per il sì, ma la partita in M5s non riguarda tanto il destino di Tridico, con una parte dei parlamentari che sarebbe d’accordo su un suo passo indietro, quanto sulla questione della ‘leadership’ e degli Stati generali. Una kermesse che sarà organizzata dopo le Regionali, ma a quell’appuntamento – se passasse il si’ ai quesiti su ‘Rousseau’ – si andrà con uno schema diverso: sì alle alleanze con i dem in futuro e sì alla deroga per i consiglieri comunali. Una parte del Movimento 5 stelle – incarnata dall’ala ortodossa che ha come punto di riferimento di Di Battista – è per il ì’ alla Raggi ma, come Casaleggio, non vuole altre deroghe. E soprattutto è restia ad aprire la discussione sul tema delle alleanze. 

 

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