Politica

Sale la tensione sul Mes. La maggioranza resta divisa

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Sul Mes la maggioranza continua a dividersi e i toni dei leader si fanno di giorno in giorno piu’ accesi: ieri Vito Crimi ha stigmatizzato l’insistenza del Partito Democratico nel chiedere il ricorso al Meccanismo europeo di stabilità. E oggi è il vice ministro M5s allo Sviluppo Economico, Stefano Buffagni, a tornare sul tema: “Non metto il carro davanti ai buoi, oggi non serve”, dice durante il suo intervento alle Olimpiadi delle Idee, la due giorni del M5s che si sviluppa al Villaggio Rousseau. Un dibattito sterile nei risultati, sottolinea Buffagni, che richiama alla memoria lo scontro sulla Tav del precedente governo gialloverde. Un precedente niente affatto incoraggiante se è vero che il voto del Senato sulle mozioni per la riapertura dei cantieri della Torino-Lione misero in evidenza la distanza tra le due anime del Conte I e furono l’anticamera della crisi politica.

Oggi a marcare la distanza e’ Italia Viva con il suo leader Matteo Renzi. In una intervista l’ex premier sottolinea la necessità di chiedere l’accesso alle risorse del Mes parlando di tempi bui in arrivo: “Io penso che non saranno Zingaretti o Renzi a imporre il Mes, lo farà la realtà. In autunno la crisi sarà tale che i soldi del Salvastati s’imporranno da soli. Del resto se lei ha un mutuo di 30 anni, da 1000 euro al mese, e gliene offrono uno da 15 anni a 500 euro, rifiuterebbe?”.

Parole a cui Buffagni, riprendendo un refrain del senatore di Rignano, risponde con un secco “Renzi è un gufo. Di certo la situazione economica non è rosea e ci aspettano mesi difficili. Ma stiamo lavorando per programmare una ripartenza del Paese”. Abbandonare l’idea del Mes e “correre sul recovery Plan”. Ma anche sulla pianificazione degli investimenti le forze politiche della maggioranza non guardano nella stessa direzione. Per Italia Viva non serve né la task force di cui ha parlato Giuseppe Conte nè la bicamerale proposta da Forza Italia: “Ci sono già le commissioni permanenti”, sottolinea il renziano Marco Di Maio, mentre il suo leader liquida cosi’ la faccenda: “Altre task force? Ma basta. Le commissioni bicamerali? Non servono”.

Disponibili alla task force, purché non calpesti le prerogative del Parlamento, sono invece il Partito Democratico e M5s. Per Buffagni, l’istituzione di una commissione bicamerale “e’ una proposta di buonsenso. Io credo che sia un’ipotesi nata anche dal presidente Fico e che ha messo al centro la dinamica parlamentare. Quindi mi pare una cosa di buon senso”. Dello stesso avviso anche Leu, che con la senatrice e presidente del Gruppo Misto, Loredana De Petris, sottolinea: “Dal Piano di Rilancio che deciderà come usare concretamente gli stanziamenti e i prestiti del Recovery Fund europeo dipenderà il futuro dell’Italia nei prossimi decenni. E’ dunque obbligatorio e necessario che il Parlamento, sede del potere legislativo per dettato costituzionale, eserciti una funzione determinate e centrale nel decidere come investire quei fondi”. Per un piano coinvolgimento del Parlamento si e’ espressa, dopo la presa di posizione del Presidente della Camera Roberto Fico, anche la seconda Carica dello Stato: “Il Parlamento e’ diventato invisibile perche’ e’ stato svuotato dalla funzione legislativa attribuita dalla Costituzione”, sono state le parole della presidente del Senato, Elisabetta Casellati. 

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