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Le conseguenze sul centrodestra della vittoria di Conte a Bruxelles

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – L’accordo siglato all’alba dai Ventisette sul ‘Next generation Ue’, a Bruxelles, ci consegna la fotografia, su sfondo romano, di un centrodestra ancora più diviso dal pacchetto di misure Ue, in affanno per la partita vinta da Giuseppe Conte. Se, da un parte, l’intesa sul piano da 750 miliardi di euro in sussidi e prestiti ai Paesi colpiti dal Covid 19 non allontana le divisioni di maggioranza sul ricorso al Mes, dall’altra, è sull’opposizione che il deal europeo proietta le ombre più cupe.

Il centrodestra italiano ‘annaspa’ davanti al successo rivendicato dal presidente del Consiglio che, insieme con la delegazione italiana, ha trattato per 92 ore perché non fossero tagliate le risorse destinate all’Italia dal corposo fondo europeo e ‘duellato’ con i Paesi ‘frugali’ che pretendevano il diritto di veto sui piani di accesso a sussidi e prestiti.

Conte è consapevole delle divisioni interne al centrodestra e ne ha approfittato per evidenziarle, ringraziando, in conferenza stampa a Bruxelles, “le opposizioni e, in particolare alcuni esponenti che, pur tra le legittime critiche, hanno ben compreso l’importanza storica della posta in gioco“.

Il riferimento del premier e’ a Forza Italia, fin dall’inizio favorevole al pacchetto Ue, oltre che al Mes. Ma anche alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che, pur mantenendo scetticismo sulle misure, ieri aveva stupito con una nota in cui esprimeva il “sostegno” del suo partito al presidente del Consiglio nella “difesa fino in fondo dell’interesse nazionale”.

Il ministro delle Politiche europee, Enzo Amendola, che insieme al consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Pietro Benassi, e all’ambasciatore Maurizio Massari, ha condotto tutta la trattativa al fianco di Conte, ha raccontato che in questi giorni il premier ha ricevuto “messaggi di sostegno da Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni”.

Non è la prima volta che il presidente del Consiglio usa le divisioni dentro il centrodestra a suo vantaggio, prima solo con captatio benevolentiae nei confronti dei “responsabili” di FI, del cui soccorso in sostegno al governo al Senato si vocifera da mesi. Poi nei confronti di Meloni.

Ha creato molta confusione nella coalizione, per esempio, il fatto che il premier, a inizio luglio, in missione a Madrid, avesse preso il telefono e chiamato personalmente la leader di FdI per annunciarle l’invito al più volte rinviato al confronto con tutta l’opposizione sul piano di rilancio per il Recovery.

Gli alleati, le cui segreterie erano poi state contattate dagli uffici di Palazzo Chigi, non avrebbero granché gradito. In particolar modo, non può gradire questo clima colui che, per consenso e dimensione del partito, dovrebbe essere il leader indiscusso della coalizione, ovvero Matteo Salvini.

Il segretario leghista è descritto come molto sereno, determinato a portare avanti le sue idee e le sue posizioni. Ma p chiaro che da mesi sta subendo la crescita di visibilità e di consensi di FdI ai danni del suo partito, in affanno. Salvini è’ apparso in conferenza stampa con il nuovo responsabile economico della Lega, il ‘falco’ euroscettico Alberto Bagnai, a spiegare che il Recovery Ue è “un superMes e quindi una superfregatura” e che consentirà ai Paesi del Nord di imporci la “patrimoniale e il taglio delle pensioni”.

La linea di Salvini, come quella di Berlusconi, è coerente con quanto sempre sostenuto nei mesi scorsi, ed è specchio dei rispettive appartenenze europee, con FI che a Strasburgo siede nel gruppo con i Popolari e la Lega in quello dei sovranisti con Marine Le Pen.

Salvini è convinto delle sue battaglie, spesso estremizzate dai toni della propaganda, anche perché non intende in alcun modo lasciare a Meloni la corposa fetta dell’elettorato euroscettico (FdI in Europa fa parte del gruppo dei conservatori). Ma, tra i giochi d’anticipo e la concorrenza interna della leader di FdI, il capo di via Bellerio rischia di rimanere nell’angolo, se non appare ‘tifoso’ dell’Italia, quando arriva un pacchetto di risorse corpose dall’Europa (209 miliardi di euro, di cui 81,4 in sussidi e 127,4 in prestiti).

È anche vero che si tratta di fondi che con tutta probabilità non dovrebbero arrivare prima della primavera del 2021 e l’urgenza dell’Italia è quella di affrontare l’autunno ‘caldo’ con il rischio di un nuovo lockdown e delle elezioni regionali che potrebbero essere non soddisfacenti per i principali azionisti del governo, Pd e M5s.

Per Salvini è comunque incomprensibile che un governo che ottiene 209 miliardi di euro dall’Ue non ne trovi 8 per rinviare le scadenze fiscali e stappi champagne a Bruxelles. “Il Paese dei sogni di Conte prima o poi andrà al confronto con il Paese reale”, dice ai suoi.

Per il resto, le questioni europee ci consegnato l’immagine di una coalizione di centrodestra profondamente divisa sui temi Ue e sulla collaborazione con Conte (anche qui Salvini è il più allergico dati i rapporti non eccellenti con il presidente del Consiglio, dopo la caduta del governo M5s-Lega).

Una coalizione che andrà apparentemente unita quando il premier convocherà i leader a Palazzo Chigi per discutere il piano di rilancio. Ma che proporrà soluzioni diverse, con FI che ha già detto di essere pronta a collaborare col governo al piano. Anche se, però, si tratta di una coalizione i cui leader, fino a ora, sono sempre riusciti a “fare sintesi” e a trovare compromessi per non dividersi anche partendo da posizioni le più lontane. 

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