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​E' scontro al governo sullo stato d'emergenza

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Si apre il confronto nel governo sul piano di Aspi recapitato nel tardo pomeriggio. Piano che è sul tavolo di palazzo Chigi e sarà al centro del Cdm di martedi’ (ma è possibile che l’esecutivo si prenda ancora altro tempo). Ma il confronto nell’esecutivo è partito tra nuove tensioni perché i penastellati restano sulle barricate. “Sono state accolte tutte le richieste avanzate, sarà difficile dire di no”, spiega un ministro del Pd che esprime soddisfazione per il cambio di marcia dell’azienda. Secondo fonti parlamentari della maggioranza lo stesso premier avrebbe apprezzato il passo avanti nella trattativa ma nella sede del governo non filtrano commenti. “A questo punto – dice un’altra fonte dem dell’esecutivo – non si pò’ pensare di chiudere la porta in faccia ad Aspi”. Silenzio da parte del Movimento 5 stelle che considera la revoca della concessione come la via maestra da portare avanti. Ma nel merito oggi le carte sono cambiate, rilanciano anche i renziani (“si guardi agli interessi dei cittadini”, l’appello della Boschi).

Il timore degli alleati dei pentastellati è che ci possa essere una posizione ideologica, ovvero un no preventivo da parte M5s. Si riaffacciano insomma i fantasmi del Mes, anche se il dossier Autostrade non si potrà rinviare, come invece si farà sul possibile utilizzo del fondo Salva Stati. Da parte di Aspi c’è stata una apertura sul piano tariffario e sulle compensazioni.

L’azienda ha aperto sul possibile ingresso di nuovi investitori. Per chiudere la pratica della revoca sul tavolo ci sarebbero 3,4 miliardi come risarcimento per il crollo del Ponte. Bisognerà vedere se si riuscirà a convincere il Movimento 5 stelle ad accontentarsi di mettere i Benetton in minoranza (si parla della possibilità di scendere al 30% delle azioni). La partita comunque è entrata dunque nel vivo e “si deve giocare nel merito”, afferma un ‘big’ dem.

Certo i due dossier sono completamente diversi ma la preoccupazione di Pd e Italia viva è che la discussione possa ricalcare il modello del Mes, con i dem e Iv in pressing e il Movimento 5 stelle deciso per il no. Con un governo alle prese, tra l’altro, non solo con altre questioni delicate come l’ex Ilva, ma anche con l’emergenza sanitaria ed economica.

Sullo stato di proroga dell’emergenza il presidente del Consiglio Conte ha fatto sapere che darà il via ad un confronto in Parlamento. A tempo debito maggioranza e opposizioni potranno presentare delle risoluzioni ad hoc. Ma ‘l’ombrello’ della proroga dello stato di emergenza fino a fine dicembre serve – ripete un esponente del governo – non per riproporre una situazione di ‘lockdown’ ma per poter prendere, in via cautelativa, decisioni immediate, con l’auspicio che la seconda ondata temuta dagli epidemiologici possa non esserci. Una linea che viene sposata anche dal segretario dem Zingaretti, intenzionato a sostenere il presidente del Consiglio, e – spiegano fonti parlamentari della maggioranza – approvata anche dal Quirinale che considererebbe positivo il passaggio di Conte alle Camere.

“Il ministro Speranza non avrebbe potuto varare le ordinanze di chiusura nei confronti di alcuni Paesi”, fa notare un altro esponente del fronte rosso-giallo. Ma il timore di una nuova stagione di dpcm crea fibrillazioni della maggioranza. All’interno di Italia viva ma pure in una parte dei gruppi parlamentari dem. Martedi’ ci sarà il voto sulle comunicazioni del ministro della Salute che illustrerà il contenuto di un nuovo Dpcm necessario per prolungare l’efficacia di disposizioni – come il distanziamento sociale – che scadono il 14 luglio.

Una precisazione arrivata da palazzo Chigi dopo che il presidente del Senato Casellati si era augurato “l’inizio di una democrazia compiuta, perchè in Parlamento e al Senato – questa la sua tesi – siamo ormai gli invisibili della Costituzione”. Mentre l’opposizione attacca e rilancia la polemica sui “pieni poteri” di Conte e alcune regioni – secondo quanto si apprende – esprimono delle perplessità, oggi è arrivato anche l’invito del presidente del Copasir ad evitare forzature, alla luce del “combinato disposto” tra il possibile ‘autunno caldo’ ed “i poteri speciali al presidente del Consiglio con una eventuale proroga dello stato di emergenza”. è arrivato ieri l’allarme del ministro dell’Interno Lamorgese sul rischio di tensioni sociali dopo l’estate. In virtu’ di questo allarme il Copasir potrebbe chiedere in settimana di audire il titolare del Viminale. 

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