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Mascherina non solo per la salute: in Giappone è smart e traduce le lingue

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Sono tante le aziende che si sono dovute reinventare in questo periodo di crisi economica causata dalla pandemia: basta osservare le centinaia di realtà italiane che hanno convertito i processi produttivi per produrre mascherine per rendersene conto (Lamborghini ed FCA, per fare un paio di esempi in ambito automotive). La volontà di proporre qualcosa di utile sul mercato che sia nel contempo soluzione per un ritorno alla profittabilità accomuna le imprese di tutto il mondo, inclusa la giapponese Donut Robotics.

E', questa, una startup con base a Kitakyushu che progetta, realizza e sviluppa robot per supportare i passeggeri all'interno degli aeroporti e per effettuare traduzioni simultanee. L'idea del CEO Taisuke Ono è stata semplice: considerati gli aeroporti vuoti – anche Haneda di Tokyo, presso cui Donut Robotics presta servizio con i suoi robot – e vista la crescente domanda di mascherine, perché non unire l'utile (le mascherine) al necessario (sopravvivere alla crisi) creando una mascherina smart?

Nasce così c-mask, "indossabile" che, una volta collegato allo smartphone via Bluetooth, sfrutta la tecnologia mutuata dai robot dell'azienda per trasmettere messaggi, tradurre in 8 lingue diverse, effettuare chiamate, convertire vocali in testo o amplificare la propria voce attraverso la mascherina.


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