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Conte preme sui dossier, ma in Senato è allarme sui numeri

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Il Pd, ma anche le altre forze di maggioranza hanno fatto presente, riferiscono fonti parlamentari, al premier Conte che è scattato l’allarme sui numeri al Senato. Per ora viene definito ‘arancione’, ma il rischio è che possa trasformarsi in ‘rosso’, qualora dovessero venire a mancare altri voti pentastellati. La senatrice Riccardi ha traslocato nella Lega, ma ci sono esponenti come Crucioli e Drago che vengono considerati quasi sull’uscio, con la ‘grana’ dei rendiconti che potrebbe costringere i vertici M5s ad altre espulsioni (tra queste la Pacifico), considerato che chi è stato cacciato come Giarrusso avrebbe la possibilità di adire a vie legali per rimarcare il differente trattamento.

Palazzo Chigi è stato investito della questione numeri già nella giornata di mercoledì, ma non ci sarebbe da parte del presidente del Consiglio l’intenzione di ‘seguire’ la pista dei responsabili. Qualcuno anche nel governo sotto traccia se ne lamenta, “dovrebbe sporcarsi le mani e compattarci lui”, dice per esempio un sottosegretario pentastellato. Ma il Capo dell’esecutivo resta fuori dalla ‘querelle’, non per altro nelle scorse settimane ha allontanato l’ipotesi di un ‘partito contiano’.

La responsabilità spetta ai partiti e ai singoli parlamentari, per ora la ‘contromossa’ a palazzo Madama è quella di evitare di affrontare questioni divisive e di far lavorare le Commissioni (la prossima settimana non ci saranno lavori d’Aula). Anche per chiudere la ‘finestra’ del voto anticipato a luglio, visto che tra i partiti il ‘fantasma’ delle elezioni a settembre (Politiche insieme regionali) è cominciato di nuovo a palesarsi, soprattutto nei corridoi del Senato, più che altro come un’arma di convinzione di massa.

E non perché il Pd sia tornato ad adombrare la prospettiva (anche se alcuni ‘big’ dem sono tornati a ragionarci su per l’impasse sulle crisi aziendali) delle urne, quanto per l’eventualità di un possibile incidente dietro l’angolo. “Non possiamo permetterci la politica del rinvio. Così moriamo di inerzia e a settembre ci troviamo la gente nelle piazze”, osserva un esponente di peso del Movimento 5 stelle.

Conte presienzerà un’altra riunione dei capi delegazione che dovrebbe essere allargata ai ministri e agli ‘sherpa’ economici della maggioranza. L’obiettivo del premier è esaminare ogni provvedimento per trovare una sintesi e rimuovere i veti incrociati dei partiti. Conte non intende ‘vivacchiare’, ha fatto capire più volte ai referenti della sua maggioranza di non voler trascinarsi i dossier. Preme perché si chiuda su Autostrade, sul dl semplificazioni, sull’ex Ilva, su Alitalia. Oltre a fare il punto anche sul piano di rilancio e sull’idea di tagliare l’Iva.

Il progetto di una sforbiciata sull’Iva non rientra nel piano nazionale delle riforme che sta preparando il ministro dell’Economia Gualtieri, il premier ha fatto presente che agli Stati generali è arrivata la richiesta da parte delle società produttive e dai cittadini ma è chiaro che anche quest’altro ‘dossier’ rientrerà tra quelli in ‘sospeso’. Così come il Mes.

Il presidente del Consiglio punta sul ‘Recovery fund’

Conte aspetta l’incontro tra la Cancelliera Merkel e il presidente francese Macron per far sì che l’Unione europea faccia passi in avanti sulle misure per affrontare l’emergenza economica. Ma fino a settembre non ci dovrebbe essere alcun voto sul ‘Fondo Salva Stati’. “È un bancomat che sta lì, non c’è bisogno ora che il Parlamento si esprima”, osserva un ministro. è il governo che deve decidere in questa direzione, non le Camere ma essendo calcolato come debito ovviamente l’Aula di Montecitorio e quella di palazzo Madama saranno chiamati a pronunciarsi quando sarà il momento. Ma non prima della presentazione della ripresa dei lavori parlamentari dopo l’estate, non ci sarà alcun riferimento al Mes nelle risoluzioni che accompagneranno il premier al prossimo Consiglio europeo.

Al momento in ogni caso deputati e senatori sono chiamati a convertire i dl ma “già la partita sul dl rilancio è complicata, figuriamoci quando arriverà il momento della nuova legge di bilancio”, osserva un deputato dem. Quello del voto anticipato ovviamente è solo un timore che ritorna a fasi cicliche, neanche la Lega ci crede più di tanto. “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, la battuta del numero due del partito di via Bellerio, Giorgetti che cita Ungaretti.

A preoccupare la maggioranza è per esempio il nodo Aspi: Conte punta a chiudere presto anche perché – osservano fonti parlamentari – “l’8 luglio la Corte costituzionale potrà dare una mano ai Benetton”. E “se – fa notare la stessa fonte – su Alitalia e ex Ilva il governo si appresta a far avanzare la presenza dello Stato” nei gruppi parlamentari c’è malessere, con spinte contrapposte da una parte e dall’altra. A Conte tocca trovare l’equilibrio ma “il premier non vuole farsi logorare”, osserva un altro ministro.

Tante le partite da giocare

Sul dl sicurezza i pentastellati tengono il punto (martedì altra riunione), ma per ora il Viminale si trova a gestire gli sbarchi e la vicenda degli 28 migranti positivi al Covid sulla nave Moby Zazà. Rinvio anche sul ‘dossier’ delle presidenze di Commissione. L’accordo al Senato è vicino: quattro presidenze al Pd (tre i nomi certi, ovvero Parrini, Stefano, Pinotti) mentre a Iv toccherà la Commissione Lavoro (Parente) e quella Cultura (Nencini) mentre alla Camera c’è il braccio di ferro sulla Bilancio, con i dem che hanno dato ancora il via libera a Marattin e i renziani che vorrebbero tre presidenze.

Stallo pure sulla legge elettorale e sui disegni di legge che giacciono in Commissione o che potrebbero approdare alle Camere (questa sera ci sarà una riunione M5s per approntare un ddl sulla filiera della canapa industriale).

Al Senato i rosso-gialli monitorano i numeri

Non ci sarebbe, dunque, alcuna trattativa in corso per puntellare la maggioranza. “Il problema – spiega un esponente di governo del Movimento 5 stelle – è che sembra che non ci sia nessuno a farsi carico della questione. Invece c’è il rischio che, di sicuro dopo le Regionali, crolli il castello”. Di Battista intanto – viene spiegato da fonti parlamentari pentastellate – ha ‘rinviato’ la ‘resa dei conti’ all’interno del Movimento. Andrà all’assalto per la leadership ad ottobre, non prima.

“Perché farsi carico ora dei problemi che sono della maggioranza?”, si domanda, per esempio, un esponente vicino all’ex deputato del Movimento. È chiaro che quello delle Regionali sarà un punto di caduta determinante. Ieri è arrivato il monito di Zingaretti. “Ma il Pd sbraita solo per chiederci i voti: vuole che gli appoggiamo Emiliano, De Luca e prima era Bonaccini. A noi cosa tocca?”, si chiede un senatore. “Rischiamo di consegnare il Paese a Salvini”, rincara la dose un esponente dem.

Se i fari per ora sono puntati su palazzo Madama, anche perché il Movimento 5 stelle che – dice un esponente del Pd – non è disposto a dare spazio alle richieste di FI (“Ma il soccorso degli azzurri arriverà lo stesso”, il sospetto di alcuni ‘big’ della Lega), i dossier più scottanti sono sul tavolo del governo. Conte preme, entro il fine settimana – spiega un ministro – vuole chiudere, a partire dal dl semplificazioni, non accetterà più veti. 

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