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Stadio, la convenzione diventa un problema. Sagramola: “Ci aspettiamo oneri graduali”

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: SPORT

Il risveglio in via del Fante non è stato dei migliori. La vicenda relativa allo stadio è esplosa in modo scomposto durante l’ultima seduta del Consiglio Comunale e chi ha naso delle cose palermitane sa che è una vicenda che può avere sviluppi complessi – a tratti contorti – dall’esito imprevedibile.

Il problema, per chi non fosse aggiornato, è quello della concessione dello stadio Barbera alla neonata società SSD Palermo. Un rapporto che solitamente viene regolato da precise convenzioni (l’ultima risale al 2011, durata sei anni, poi prorogata) ma che stavolta è andato avanti senza una documentazione ufficiale.

C’è una bozza pronta, partorita dagli uffici dell’assessorato comunale al Patrimonio, aggiornata a qualche settimana fa, di cui il Palermo però non sarebbe ufficialmente a conoscenza e che comunque deve passare al vaglio del Consiglio Comunale. Ovviamente il passaggio più delicato è quello degli oneri a carico della società. I 341.000 euro più Iva, previsti attualmente, vengono ritenuti troppo gravosi per una società dilettantistica che ha appena concluso la stagione con un bilancio di 3 milioni e mezzo e che dovrebbe sostanzialmente accollarsi una spesa di poco superiore a quella che è stata pagata dal Palermo di Serie A che fatturava circa 50 milioni all’anno.

Il parallelismo, oggettivamente, produce note stonate. Il resto dell’articolato – con la previsione, ad esempio, del pagamento delle imposte pubblicitarie sul fatturato maturato – appare invece lineare così come la suddivisione degli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria.
La vicenda rischia di complicarsi per due motivi principali: il primo è la necessità del Palermo di produrre, al momento dell’iscrizione al prossimo campionato di Serie C (non più tardi dei primi di agosto) un documento ufficiale che attesti la disponibilità dell’impianto di gioco omologato a ospitare le partite del campionato. Teoricamente ci sarebbe il rischio, senza un accordo, di dover giocare in un altro stadio le gare casalinghe; il secondo problema è il tentativo della classe politica comunale di cavalcare questa vicenda come strumento di opposizione al sindaco di Palermo Leoluca Orlando che, nella vicenda della rinascita, è stato il “dominus”, colui che ha gestito il titolo sportivo decidendo di assegnarlo attraverso un avviso pubblico e ricucendo tra Comune e Palermo un rapporto molto più intenso rispetto a quello dell’epoca zampariniana.

Già nel primo dibattito (che sarà aggiornato in tempi brevi) c’è stato spazio per dure prese di posizioni, fino ad arrivare a ipotizzare danno erariale e occupazione abusiva. Iperbole a cui a Palermo siamo abituati, magari strumentali, ma che non rendono meno accidentato il percorso di questa convenzione.

L’amministratore delegato, Rinaldo Sagramola, in attesa di entrare in possesso di un documento ufficiale, è piuttosto preoccupato. “Ci aspettiamo una gradualità degli oneri a nostro carico, in ragione del campionato di appartenenza e dei fatturati societari – dice a Stadionews – . Per fare un esempio, la ACR Messina ha pagato quest’anno 5.000 euro per la gestione dello stadio Franco Scoglio. Certamente non pensavamo di ottenere lo stadio gratuitamente ma nemmeno può essere accettata a cuor leggero una cifra così alta, non proporzionata ai fatturati di una neonata società dilettantistica”.

Sul capitolo dello stadio c’era un preciso riferimento (articolo 4) nell’avviso pubblico dello scorso luglio dove da un lato si precisava che i nuovi soci dichiarano “di conoscere e accettare le tariffe e le condizioni vigenti” previste nel contratto del 2011 e dall’altro lato si precisava “salvo successivi adeguamenti o modifiche, in conformità a valori patrimoniali e legislazione vigente”. Ed è qui che poggiano le ragioni della società che, sulla scorta del buon senso, considerato che il Palermo può essere assimilato a una start up, si sarebbe aspettato una “carezza” proprio in considerazione del suo status dilettantistico, in attesa di ritornare al “tariffario” antico in caso di partecipazione ai campionati di A e B .

Non c’è dubbio che la vicenda poteva essere gestita meglio. Ad agosto il sindaco “sfrattò” il vecchio Palermo per concedere l’impianto alla nuova società vincitrice del bando (ancora alcune zone dello stadio sono “sigillate” perché occupate dal materiale di proprietà della vecchia società) e di questo passaggio è stato redatto un verbale di consegna. Ma dovevano seguire atti formali che non ci sono stati: un po’ per leggerezza, un po’ per oggettive difficoltà “pandemiche”, un po’ per i consueti ritardi della cosa pubblica. E adesso i nodi sono venuti al pettine. E c’è premura e nervosismo.

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